Tutto è cominciato con una bugia piccolissima. Un venerdì sera di maggio, Davide, diciassette anni, che vive con i genitori a Sassari, ha detto alla madre che sarebbe andato a dormire da Luca per studiare insieme per la verifica di chimica. In realtà, Luca e altri tre amici avevano organizzato una notte in campeggio sulla spiaggia di Platamona, a pochi chilometri dalla città. I genitori di Davide non gli avrebbero mai dato il permesso: troppo lontano, troppo pericoloso, e poi la verifica era davvero lunedì.
La serata è stata magnifica: un falò, la chitarra, le stelle, il rumore delle onde. Davide si sentiva libero e un po' colpevole, ma più libero che colpevole. Verso l'una di notte, però, è successo qualcosa di imprevisto. Marco, uno degli amici, si è tagliato profondamente il piede su un vetro rotto nella sabbia. I ragazzi si sono spaventati e hanno chiamato il 118.
L'ambulanza è arrivata, e con lei una pattuglia dei carabinieri, perché sulla spiaggia è vietato accamparsi e accendere fuochi. I carabinieri hanno chiesto i documenti a tutti. Visto che erano minorenni, hanno telefonato ai genitori, uno per uno, in piena notte.
Quando il telefono di casa ha squillato alle due, la madre di Davide ha pensato al peggio. Poi ha sentito la voce del carabiniere: «Signora, suo figlio sta bene. Ma deve venire a prenderlo alla spiaggia di Platamona.» Lei ha risposto: «Ma no, si sbaglia. Mio figlio è a casa di un amico a studiare.»
Il viaggio di ritorno in macchina è stato il più silenzioso della vita di Davide. Il padre non ha detto una parola. La madre guardava fuori dal finestrino. Solo la mattina dopo, a colazione, hanno parlato. E la cosa che ha fatto più male a Davide non è stata la punizione, cioè un mese senza uscire la sera e senza motorino. È stata la frase della madre: «Non sono arrabbiata perché sei andato in spiaggia. Sono delusa perché mi hai mentito. Se ti fosse successo qualcosa, non avremmo saputo nemmeno dove cercarti.»
Marco ha avuto sei punti al piede. Davide, invece, ha avuto molto tempo per pensare. E ha capito che la fiducia è come un vaso: si rompe in un attimo, ma per incollarla ci vogliono mesi.