Cara Valentina,
sono passati due mesi da quando sono arrivata a Torino, e finalmente trovo il tempo di scriverti con calma. Scusami se ti ho risposto solo con dei messaggi veloci: è stato un periodo intensissimo.
Ti ricordi quanto ero indecisa? Lasciare Taranto, la mamma, il mare, voi amiche, per un lavoro in una città dove non conoscevo nessuno. Alla fine ho accettato, e il primo giorno ero terrorizzata. L'azienda produce componenti per automobili e io lavoro nell'ufficio acquisti. I colleghi sono gentili, ma all'inizio mi sembravano un po' freddi. Qui la gente è più riservata: ci si dà del lei per settimane, e nessuno ti invita a casa dopo tre giorni come da noi.
Anche la città mi ha sorpreso. Me la immaginavo grigia e industriale, invece è elegantissima: i portici lunghissimi, dove si può camminare anche quando piove, le piazze barocche, il fiume Po con le colline dietro. E nelle giornate limpide si vedono le Alpi innevate, proprio alla fine delle strade. La prima volta mi sono fermata in mezzo al marciapiede a guardarle, e un signore quasi mi è venuto addosso.
Le difficoltà non sono mancate. Trovare casa è stato un incubo: ho visto undici appartamenti prima di trovare una stanza in un appartamento condiviso con due ragazze, una di Cuneo e una di Bucarest. Il clima, poi: a novembre la nebbia e l'umidità ti entrano nelle ossa. E mi manca il pesce fresco: qui, se chiedo il polpo, mi guardano strano!
Ma le cose stanno migliorando. Mi sono iscritta a un corso di arrampicata, dove ho conosciuto un gruppo di persone simpatiche. Il sabato andiamo spesso in montagna, che è a un'ora di macchina. Ho scoperto il bicerin, una bevanda calda di caffè, cioccolato e crema di latte, che è diventata la mia piccola droga del sabato. E una collega, Laura, mi ha finalmente invitata a cena: era fiera di farmi assaggiare gli agnolotti di sua nonna.
Non ti nascondo che certe sere mi sento sola e penso di tornare. Ma poi mi dico che sto crescendo, e che ogni inizio è difficile. Perché non vieni a trovarmi a Pasqua? Ho un divano letto comodissimo, e ti porto a vedere le Alpi dal Monte dei Cappuccini.
Un abbraccio fortissimo,
Nadia