Giorno 1, Lucca. Eccomi qui, con uno zaino di nove chili, un paio di scarpe da trekking nuove e la credenziale del pellegrino in tasca: un piccolo libretto dove, in ogni tappa, si fa mettere un timbro. Il mio obiettivo è percorrere a piedi un tratto della Via Francigena, l'antica strada che nel Medioevo portava i pellegrini da Canterbury fino a Roma. Io non arriverò a Roma: mi fermerò a Siena, dopo circa centoquaranta chilometri. Sono partita da sola, e un po' di paura ce l'ho.
Giorno 2. Venticinque chilometri tra campi e piccoli paesi. Ho le prime vesciche ai piedi: le scarpe nuove sono state un errore da principiante. A pranzo, in un bar di paese, un signore anziano mi ha offerto un caffè e mi ha detto: «Una volta i pellegrini si aiutavano. Oggi anche.»
Giorno 3, San Miniato. Ho dormito in un ostello per pellegrini gestito da volontari, in una vecchia struttura vicino a una chiesa. Si paga con un'offerta libera. A cena eravamo in dodici: due francesi, un olandese, una coppia brasiliana, un ragazzo di Bergamo. Abbiamo cucinato insieme e parlato in quattro lingue diverse, con le mani più che con le parole.
Giorno 4. La giornata più dura: trenta chilometri sotto il sole, con poche fontane. Mi sono persa due volte, nonostante i segnali bianchi e rossi. A un certo punto mi sono seduta su un muretto e ho pianto, per la stanchezza. Poi è passata la coppia brasiliana, e abbiamo continuato insieme cantando.
Giorno 5, San Gimignano. Le torri medievali sono apparse all'improvviso sulla collina, come in una cartolina. Il dolore ai piedi è sparito per qualche minuto. Ho capito perché la gente cammina: per momenti come questo.
Giorno 6, Siena. Sono arrivata in Piazza del Campo verso le cinque del pomeriggio. Mi sono sdraiata sui mattoni caldi della piazza e sono rimasta lì a guardare il cielo per un'ora. Ho la credenziale piena di timbri, i piedi distrutti e una strana felicità. Non so ancora cosa ho trovato su questa strada. Ma so che l'anno prossimo voglio continuare, fino a Roma.