Ogni lunedì mattina d'estate, quando Silvano, sessantasei anni, porta a spasso il cane nel parco di Villa Fabbricotti, a Livorno, trova lo stesso spettacolo: bottiglie di plastica sotto le panchine, lattine nell'erba, cartoni di pizza vicino alla fontana, mozziconi di sigaretta ovunque. A volte perfino una griglia usa e getta abbandonata ancora calda. «Sembra che sia passato un uragano», dice. «Il sabato sera qui c'è la festa. Il lunedì, la discarica.»
Il parco, uno dei più amati della città, d'estate si riempie di ragazzi, famiglie e gruppi di amici che vengono a fare picnic, a suonare la chitarra o semplicemente a stare al fresco sotto gli alberi. È bello che sia così vivo, ammette Silvano. Il problema è che molti se ne vanno lasciando tutto per terra. I cestini, pochi e piccoli, si riempiono già il sabato pomeriggio, e il servizio di pulizia del Comune passa solo il lunedì.
Stanco di lamentarsi, Silvano ha deciso di fare qualcosa. Ha creato un gruppo sui social chiamato «Amici di Villa Fabbricotti» e ha proposto un appuntamento: la domenica sera, alle otto, con guanti e sacchi, per pulire il parco prima della notte. La prima volta sono venute quattro persone. Dopo un mese erano più di trenta, tra pensionati, studenti, genitori con bambini e perfino alcuni ragazzi che il sabato erano stati lì a festeggiare.
Il gruppo non si è limitato a raccogliere i rifiuti. Ha scritto una lettera al Comune chiedendo più cestini, anche per la raccolta differenziata, e un passaggio di pulizia anche la domenica mattina. Ha messo dei cartelli simpatici, disegnati dai bambini di una scuola elementare, con frasi come «Il parco è anche tuo: lascialo come vorresti trovarlo».
Dopo qualche mese, qualcosa è cambiato. Il Comune ha installato dieci nuovi cestini e ha promesso più controlli, con multe fino a trecento euro per chi abbandona i rifiuti. E molti frequentatori, vedendo i volontari al lavoro, hanno cominciato a portarsi via la spazzatura.
«Non è stato un miracolo», dice Silvano. «Il lunedì trovo ancora qualche bottiglia. Ma meno di prima. E ho conosciuto tanta gente che prima incrociavo senza nemmeno salutare.»