Era un martedì di ottobre, ancora buio, quando Matteo, trentun anni, informatico in un'azienda di Bolzano, è uscito di casa in bici come ogni mattina. Fa quel percorso da cinque anni: sei chilometri lungo la pista ciclabile vicino al fiume Talvera, poi un tratto in mezzo al traffico fino all'ufficio. Quella mattina aveva piovuto e le foglie bagnate coprivano l'asfalto.
All'incrocio con una strada laterale, un furgone che usciva da un parcheggio non lo ha visto e ha frenato all'ultimo momento. Matteo ha cercato di evitarlo, ma la ruota è scivolata sulle foglie ed è caduto pesantemente sul fianco. Ricorda solo il rumore del casco contro il marciapiede e un dolore fortissimo alla spalla.
Il conducente del furgone si è fermato subito ed è corso ad aiutarlo. Anche una signora che passava ha chiamato il 112. Mentre aspettavano l'ambulanza, l'uomo continuava a ripetere: «Mi dispiace, non l'ho proprio vista, la bici.» In effetti, la luce posteriore di Matteo si era scaricata il giorno prima, e lui non aveva avuto tempo di cambiare le batterie.
Al pronto soccorso gli hanno fatto le radiografie: frattura della clavicola e qualche contusione. Niente di grave alla testa. «Il medico mi ha detto che, senza casco, la storia sarebbe stata molto diversa», racconta Matteo. Il casco, infatti, aveva una crepa profonda sul lato.
Le settimane successive sono state lunghe. Con il braccio immobilizzato non poteva guidare, cucinare né scrivere bene al computer. L'azienda gli ha permesso di lavorare da casa usando un programma di dettatura vocale. La polizia locale ha fatto il verbale e l'assicurazione del furgone ha riconosciuto una parte della responsabilità, ma anche Matteo ha avuto una parte di colpa per la luce spenta.
Dopo due mesi e molte sedute di fisioterapia, Matteo è tornato in sella. Ha comprato un casco nuovo, delle luci ricaricabili più potenti e una giacca catarifrangente gialla. «I miei colleghi mi prendono in giro e mi chiamano «l'evidenziatore»», ride. «Ma adesso mi vedono tutti. E soprattutto, adesso so che la sicurezza non è un dettaglio.»