Una mattina di marzo, Tommaso, ventinove anni, grafico freelance a Lecce, ha trovato nella cassetta della posta una busta verde. Dentro c'era un avviso dell'Agenzia delle Entrate: doveva pagare quattrocentottanta euro, cioè una tassa dell'anno precedente più una sanzione e gli interessi per il ritardo. Tommaso è rimasto di sasso. Non sapeva niente di quella tassa. Nessuno gli aveva mai scritto prima.
O almeno, così credeva. Leggendo meglio, ha scoperto che l'Agenzia gli aveva già mandato una prima comunicazione, otto mesi prima, all'indirizzo dove abitava prima di trasferirsi. Tommaso aveva cambiato casa a giugno e aveva fatto il cambio di residenza in Comune, ma la lettera era partita poco prima, ed era finita al vecchio indirizzo. Il nuovo inquilino, probabilmente, l'aveva buttata via.
Il suo primo istinto è stato arrabbiarsi. «Come posso pagare una multa per una lettera che non ho mai ricevuto?» ha detto alla sorella al telefono. Lei, che lavora in uno studio di commercialisti, gli ha consigliato di non farsi prendere dal panico e di agire subito, perché l'avviso indicava una scadenza di sessanta giorni.
Tommaso ha preso appuntamento online con l'ufficio dell'Agenzia. Ha portato tutti i documenti: il certificato di residenza con la data del trasferimento, il contratto d'affitto nuovo e le ricevute dei pagamenti degli anni precedenti, per dimostrare di essere sempre stato in regola. L'impiegata, una signora gentile ma molto precisa, ha controllato tutto con calma.
Il risultato è stato a metà strada. La tassa vera e propria, purtroppo, era dovuta: Tommaso aveva sbagliato un calcolo nella dichiarazione dei redditi. Ma l'impiegata gli ha spiegato che, visto che la prima comunicazione non era arrivata al domicilio corretto, poteva chiedere la riduzione della sanzione. Inoltre, poteva pagare in tre rate.
Alla fine Tommaso ha pagato trecentodieci euro invece di quattrocentottanta. Da quella esperienza ha imparato due cose. La prima: quando si cambia casa, conviene attivare il servizio postale che inoltra la posta al nuovo indirizzo. La seconda: affidare le tasse a un esperto. «Sono bravo con i colori», dice, «non con i numeri.»