Ogni giovedì sera, alle sei e mezza, la sala lettura della biblioteca comunale di Cagliari cambia aspetto. I tavoli vengono spostati, qualcuno porta una moka e dei biscotti, e su ogni tavolo compare una piccola bandiera: Spagna, Germania, Francia, Inghilterra, Giappone, Ucraina, Brasile. È il «caffè delle lingue», un incontro gratuito e aperto a tutti, dove si va per parlare una lingua straniera con chi la conosce bene.
L'idea è venuta due anni fa a Federica, una bibliotecaria di trentacinque anni che aveva vissuto in Germania. «A Berlino c'erano incontri così ogni sera», racconta. «Mi hanno aiutato a imparare il tedesco e a fare amicizia. Quando sono tornata, ho pensato che anche qui ce ne fosse bisogno.» All'inizio venivano in otto. Oggi ogni giovedì arrivano tra le cinquanta e le settanta persone.
Il funzionamento è semplice. Ognuno sceglie un tavolo in base alla lingua che vuole praticare. A ogni tavolo c'è almeno un madrelingua o una persona molto esperta, che guida la conversazione. Dopo quaranta minuti suona un campanello e chi vuole cambia tavolo. Non ci sono insegnanti, voti o libri: solo chiacchiere.
Il pubblico è molto vario. Ci sono studenti universitari che si preparano per l'Erasmus, pensionati che vogliono tenere la mente allenata, lavoratori stranieri che vengono a migliorare l'italiano. Al tavolo dell'italiano, infatti, si siedono ogni settimana persone arrivate da tutto il mondo. Yuki, giapponese, insegna la sua lingua a un tavolo e la impara a quello vicino. «Qui sono insegnante e studentessa nella stessa sera», ride.
La regola più importante, dice Federica, è non avere paura di sbagliare. «Nessuno ti corregge ogni due parole. L'obiettivo è comunicare, non essere perfetti.» Per i più timidi c'è un trucco: su ogni tavolo ci sono dei cartoncini con domande per rompere il ghiaccio, come «Qual è il tuo piatto preferito?» o «Dove vorresti vivere?».
Con il tempo, il caffè delle lingue è diventato anche un luogo di amicizie. Dopo l'incontro, un gruppo va spesso a mangiare una pizza insieme. E almeno due coppie, ammette Federica sorridendo, si sono conosciute proprio qui.