Ogni anno, a maggio, nella cassetta della posta di Kamal arriva la stessa busta: il rendiconto annuale delle spese condominiali del palazzo di via Cavour, a Pavia, dove vive in affitto da quattro anni con la moglie e la figlia. Di solito Kamal guardava solo la cifra finale, pagava e dimenticava. Ma quest'anno la cifra lo ha fatto saltare sulla sedia: novecentoquaranta euro di conguaglio, quasi il triplo dell'anno precedente.
Kamal, che lavora come contabile in un'azienda di trasporti, ha deciso di fare quello che sa fare meglio: controllare i numeri. Ha chiesto all'amministratore una copia completa del rendiconto e delle fatture, come è suo diritto. Ha passato tre sere al tavolo della cucina con una calcolatrice, un evidenziatore giallo e il contratto d'affitto davanti.
Prima di tutto, ha controllato le tabelle millesimali, cioè le quote che stabiliscono quanto deve pagare ogni appartamento in base alla sua grandezza. Erano corrette. Poi ha esaminato le singole voci. Il riscaldamento era aumentato molto, ma questo era comprensibile, visto l'aumento del prezzo del gas. Le pulizie e l'ascensore erano più o meno uguali agli anni precedenti.
Poi ha trovato due voci strane. La prima era la sostituzione del portone d'ingresso: quasi diecimila euro divisi tra tutti gli appartamenti. La seconda era una parte del compenso dell'amministratore per la gestione di quei lavori. Kamal ha riletto il contratto d'affitto e la legge: le spese straordinarie, come il rifacimento del portone o del tetto, sono generalmente a carico del proprietario, non dell'inquilino. L'inquilino paga solo le spese ordinarie, come le pulizie, la luce delle scale, il riscaldamento e la piccola manutenzione.
Kamal ha scritto una email gentile ma precisa al suo padrone di casa, il signor Bianchi, allegando il rendiconto con le voci evidenziate. Ha spiegato i suoi calcoli: secondo lui, la quota a suo carico era di circa trecentottanta euro, non novecentoquaranta.
Il signor Bianchi, dopo qualche giorno, ha telefonato. All'inizio era un po' sulla difensiva, ma poi ha controllato con l'amministratore e ha ammesso che Kamal aveva ragione. Ha pagato lui la parte straordinaria.
«Non è una questione di soldi soltanto», dice Kamal. «È una questione di rispetto. Leggere quello che si firma e quello che si paga è il primo modo per farsi rispettare.»