Il sabato mattina, mentre la città dorme ancora, il magazzino del banco alimentare di un'associazione di volontariato nella periferia di Genova è già pieno di movimento. Lungo gli scaffali metallici ci sono scatole di pasta, legumi, pelati, latte a lunga conservazione, olio, biscotti. Una ventina di volontari di tutte le età prepara i pacchi che, nel pomeriggio, verranno distribuiti a più di centocinquanta famiglie in difficoltà del quartiere.
Tra i volontari c'è Edoardo, ventidue anni, studente di ingegneria. È arrivato qui un anno fa quasi per caso, accompagnando la nonna che faceva la volontaria da tempo. «Pensavo che i poveri fossero un'altra categoria di persone», racconta. «Poi ho visto chi viene a prendere i pacchi. Sono persone come noi. Un padre di famiglia che ha perso il lavoro. Una signora anziana con una pensione minima. Una mamma sola con tre figli che lavora come badante.»
Il lavoro è organizzato con precisione. La mattina si scaricano i camion con le donazioni dei supermercati e delle aziende alimentari, che regalano prodotti vicini alla scadenza o con confezioni leggermente rovinate. Poi si controllano le date, si dividono i prodotti per tipo e si preparano i pacchi, tenendo conto della composizione delle famiglie: chi ha bambini piccoli riceve anche latte in polvere e pannolini, chi ha problemi di salute prodotti senza glutine o senza zucchero.
Nel pomeriggio arrivano le famiglie. Per molte di loro, chiedere aiuto non è facile. «Il primo giorno una donna è rimasta fuori dalla porta per dieci minuti prima di entrare», ricorda la responsabile, Graziella. «Si vergognava. Le ho offerto un caffè e abbiamo chiacchierato. Adesso viene ogni settimana e a volte ci dà una mano.» Per questo i volontari cercano di creare un'atmosfera accogliente: si saluta tutti per nome, si scambiano due parole, nessuno deve sentirsi giudicato.
Negli ultimi anni, spiega Graziella, le richieste sono aumentate moltissimo, a causa dell'aumento dei prezzi e degli affitti. E i volontari non bastano mai, soprattutto i giovani.
Edoardo, dopo un anno, ha coinvolto anche tre suoi compagni di università. «Non salviamo il mondo», dice mentre chiude l'ultimo pacco. «Ma il sabato pomeriggio, per centocinquanta famiglie, c'è qualcosa in più in tavola. E per me, questo vale più di qualsiasi esame.»