Quando Andrea, trentasei anni, ingegnere in un'azienda di componenti elettronici di Bergamo, ha detto al suo capo che voleva prendere dieci mesi di congedo parentale dopo la nascita della figlia, c'è stato un lungo silenzio. «Dieci mesi?» ha ripetuto il direttore. «Ma... e sua moglie?» Andrea ha sorriso. «Mia moglie torna al lavoro. Sono io che resto a casa.»
In Italia, i padri hanno diritto a dieci giorni di congedo di paternità obbligatorio, pagati interamente. Inoltre, ciascun genitore può prendere alcuni mesi di congedo parentale facoltativo, pagati però solo in parte. Pochissimi uomini lo fanno: la maggior parte delle famiglie decide che sia la madre a restare a casa, anche perché spesso guadagna meno. Nel caso di Andrea e di sua moglie Valeria, però, era il contrario: lei, medico ospedaliero, aveva appena vinto un concorso importante e non voleva rinunciare.
«All'inizio avevo paura», ammette Andrea. «Non avevo mai cambiato un pannolino in vita mia.» Le prime settimane sono state un caos: notti senza dormire, biberon da preparare, la casa in disordine. Al parco era spesso l'unico uomo tra le mamme, che lo guardavano con curiosità, a volte con simpatia, a volte con un po' di diffidenza. Una signora anziana gli ha chiesto se fosse disoccupato.
Ma poco a poco, Andrea ha trovato il suo ritmo. Ha scoperto che le passeggiate con la carrozzina erano il momento migliore per pensare. Si è iscritto a un gruppo di papà che si incontrano una volta alla settimana con i figli piccoli, e lì ha conosciuto altri uomini che avevano fatto la stessa scelta.
Ci sono stati anche costi. Lo stipendio ridotto ha pesato sul bilancio familiare, e la coppia ha dovuto rinunciare alle vacanze. Al ritorno in ufficio, Andrea ha scoperto che un collega aveva preso il progetto di cui si occupava prima. «Non me l'hanno detto, ma ho capito che la mia scelta non era stata apprezzata da tutti», racconta.
Eppure, non ha rimpianti. «Ho visto Sofia fare il primo sorriso, i primi passi, dire la prima parola. Era «papà», naturalmente», dice ridendo. «Questi mesi non me li ridà nessuno. E ho capito che occuparsi di un bambino è il lavoro più difficile e più bello che esista.»