Hyun-woo, ventiquattro anni, è arrivato a Pesaro dalla Corea del Sud per un master in canto lirico al Conservatorio Rossini. Pesaro, infatti, è una delle città più ciclabili d'Italia, con decine di chilometri di piste che collegano il centro con il mare e i quartieri, organizzate come le linee di una metropolitana. Tutti vanno in bici: studenti, impiegati, anziani con il cestino della spesa, mamme con due bambini sul seggiolino.
Il problema era che Hyun-woo non andava in bicicletta da quando aveva otto anni. A Seul aveva sempre preso la metropolitana, e quel poco che ricordava era una caduta in un parco che gli aveva lasciato una cicatrice sul ginocchio. I primi giorni camminava ovunque, o prendeva l'autobus. Ma dopo un mese si sentiva escluso: i compagni di corso, dopo le lezioni, partivano tutti in bici verso la spiaggia, e lui restava indietro.
Un giorno ne ha parlato con Benedetta, una mezzosoprano della sua classe. Lei non ha riso. «Ti insegno io», gli ha detto. «Mio padre ha insegnato a me e ai miei fratelli. Ho un metodo infallibile.» Il sabato mattina sono andati in un parco vicino al porto con una vecchia bici della nonna di lei, bassa e pesante.
Il metodo di Benedetta era semplice: prima togliere i pedali e usare la bici come un monopattino, spingendo con i piedi, per imparare l'equilibrio. Poi rimettere i pedali e provare su un tratto in leggera discesa. Hyun-woo è caduto tre volte. Una volta è finito dentro una siepe, davanti a un gruppo di pensionati che giocavano a carte e che gli hanno applaudito. Ma al terzo sabato pedalava da solo, un po' rigido, con le braccia tese come un soldato.
Oggi, sei mesi dopo, Hyun-woo va in bici ovunque. Ha comprato una bici usata, rossa, con un campanello che suona come un piccolo do. La usa per andare al conservatorio, al mercato, al mare. Dice che pedalare lungo il lungomare, la mattina presto, è il suo modo preferito di riscaldare la voce: canta, e nessuno lo sente tranne i gabbiani. «In Corea non lo racconterò», scherza. «Ma qui ho imparato due cose: l'opera e la bicicletta. Non so quale sia stata più difficile.»