Fino a cinque anni fa, il grande cortile tra le case popolari di via Padova, a Milano, era solo un parcheggio di asfalto grigio, pieno di macchine, cartacce e qualche carrello della spesa abbandonato. D'estate faceva un caldo insopportabile, e nessuno ci si fermava più del tempo necessario per prendere la macchina. Oggi, nello stesso posto, ci sono quaranta piccoli orti, un frutteto con dieci alberi, panchine all'ombra di un pergolato e un'aiuola di fiori per le api.
La trasformazione è cominciata grazie a un gruppo di inquilini guidato da Rosaria, una signora siciliana di settant'anni che ha sempre avuto la terra nel sangue. «Mi mancava il mio orto del paese», racconta. «Un giorno ho detto: perché non lo facciamo qui?» All'inizio molti vicini l'hanno presa per matta. Il cortile serviva come parcheggio, e nessuno voleva rinunciare al proprio posto auto.
Rosaria e altri residenti hanno fondato un'associazione e hanno raccolto firme. Hanno scoperto che molte macchine parcheggiate nel cortile appartenevano a persone che non abitavano nemmeno lì. Hanno presentato un progetto all'ente che gestisce le case popolari, proponendo di trasformare metà dell'area in un giardino condiviso. Dopo due anni di riunioni, permessi e discussioni, il progetto è stato approvato.
L'asfalto è stato rimosso da una ditta, ma tutto il resto l'hanno fatto i volontari: portare la terra, costruire le vasche di legno, piantare gli alberi. Ogni famiglia che lo desidera può avere un orto di quattro metri quadri, in cambio di qualche ora di lavoro comune al mese. Oggi coltivano pomodori, zucchine, insalata, fagioli, ma anche verdure dei paesi d'origine degli abitanti: peperoncini peruviani, coriandolo egiziano, cavoli cinesi.
Gli effetti sono andati oltre l'orto. Il cortile è diventato un luogo di incontro. I bambini, che prima giocavano solo in casa, ora imparano a seminare e a raccogliere. Gli anziani hanno un motivo per uscire. Le famiglie di culture diverse si scambiano semi e ricette. E d'estate, grazie al verde, la temperatura del cortile è più bassa di diversi gradi.
Ci sono ancora problemi: qualche furto di verdure, discussioni sull'acqua, la burocrazia per ogni piccolo cambiamento. Ma Rosaria è soddisfatta. «Prima qui c'erano macchine e silenzio», dice. «Adesso ci sono persone e voci. Io preferisco così.»