L'idea è venuta a Giacomo e Ilaria in una mattina di pioggia, davanti alla scuola elementare del figlio, a Torino. Come ogni giorno, centinaia di genitori cercavano di parcheggiare nello stesso momento davanti all'ingresso, creando un caos di clacson, macchine in doppia fila e bambini che attraversavano tra le auto. «Possibile che nessuno abbia trovato una soluzione?» ha detto Ilaria. Giacomo, ingegnere informatico, ci ha pensato tutta la giornata.
La sera, al tavolo della cucina, i due hanno disegnato su un foglio la prima versione di un'applicazione. L'idea era semplice: permettere ai genitori della stessa scuola che abitano vicini di organizzarsi per accompagnare i bambini a turno, in macchina, in bici o a piedi. Una specie di car pooling per la scuola, con un sistema di sicurezza che verifica l'identità dei genitori e permette di seguire il percorso in tempo reale.
Per otto mesi hanno lavorato al progetto la sera e nei fine settimana, nel garage di casa, trasformato in ufficio con una scrivania comprata in saldo e una stufetta elettrica. Ilaria, che lavorava nel marketing, si occupava della parte commerciale; Giacomo scriveva il codice. Hanno investito diecimila euro dei loro risparmi. «Ci sono stati momenti in cui pensavamo di essere pazzi», ammette Giacomo. «Lavoravamo sedici ore al giorno e non guadagnavamo niente.»
La prima versione dell'app l'hanno provata con dodici famiglie della scuola del figlio. I problemi erano molti: notifiche che non arrivavano, mappe sbagliate, un'interfaccia troppo complicata per i nonni. Ma le famiglie erano entusiaste, e i loro suggerimenti si sono rivelati preziosissimi. Dopo tre mesi di prova, il traffico davanti alla scuola era diminuito in modo visibile.
La svolta è arrivata quando il Comune di Torino ha notato il progetto e ha deciso di proporlo in altre dieci scuole, come sperimentazione. Poco dopo, un incubatore di start-up ha offerto ai due un piccolo finanziamento e un ufficio vero. Oggi l'azienda ha cinque dipendenti e l'app è usata da più di quattromila famiglie in tre regioni.
Giacomo e Ilaria hanno lasciato i loro lavori. Il rischio è grande e il futuro incerto. Ma ogni mattina, quando accompagnano il figlio a scuola, vedono meno macchine e più bambini in bicicletta. «Questa», dice Ilaria, «è la nostra migliore pubblicità.»