L'ultimo sabato di ogni mese, la sala parrocchiale di un quartiere di Verona si trasforma in un laboratorio un po' speciale. Sui lunghi tavoli coperti da teli ci sono cacciaviti, saldatori, macchine da cucire, colla, fili elettrici. Intorno, persone di tutte le età aspettano il loro turno con un oggetto rotto in mano: un tostapane, una lampada, un paio di jeans strappati, una radio degli anni Sessanta. È il «Repair Café», un'iniziativa nata nei Paesi Bassi e arrivata in molte città italiane.
L'idea è semplice: invece di buttare un oggetto che non funziona più, lo si porta qui e lo si ripara insieme a un volontario esperto. Il servizio è gratuito; chi vuole può lasciare un'offerta per comprare gli attrezzi. Mentre si aspetta, si beve un caffè e si mangia una fetta di torta fatta in casa.
Uno dei volontari più amati è Ezio, settantatré anni, ex elettricista. Davanti a lui c'è Martina, una studentessa, con un asciugacapelli che si spegne dopo pochi secondi. Ezio lo apre con attenzione, le mostra l'interno e le spiega che probabilmente il problema è un filo staccato. «Vuoi provare tu?» le chiede. Martina, un po' insicura, prende il saldatore. Dieci minuti dopo, l'asciugacapelli funziona di nuovo. Lei è raggiante.
«Questa è la parte più importante», dice Ezio. «Non riparare per gli altri, ma insegnare a riparare. Oggi tutti pensano che, se qualcosa si rompe, bisogna comprarne uno nuovo. Ma molte volte basta poco.»
Al tavolo accanto, Rosanna, sarta in pensione, sta cucendo la cerniera di un giubbotto per un ragazzo. Più in là, un ingegnere informatico aiuta un signore anziano a rendere più veloce il suo vecchio computer. Non tutti gli oggetti si possono salvare: oggi un frullatore e una stampante sono «morti», come dicono i volontari. Ma circa il settanta per cento delle riparazioni riesce.
Secondo gli organizzatori, in tre anni il Repair Café di Verona ha evitato che più di due tonnellate di oggetti finissero in discarica. Ma per molti partecipanti il vero valore è un altro. «Qui si parla, si ride, si impara», dice Martina mentre se ne va con il suo asciugacapelli. «È come una piccola comunità. Tornerò anche se non ho niente di rotto.»