Il giorno dopo la laurea in Economia a Bari, Nicola e il suo migliore amico Pasquale hanno fatto qualcosa che avevano promesso a sé stessi dal primo anno: sono partiti per un mese in treno attraverso l'Europa, con un biglietto ferroviario che permette di viaggiare liberamente in più di trenta paesi. Avevano due zaini, un budget di milleottocento euro a testa e nessun programma preciso. «Volevamo perderci», racconta Nicola. «E ci siamo riusciti benissimo.»
La prima tappa è stata Vienna, dopo un viaggio notturno da Venezia. Poi Praga, Berlino, Copenaghen. A Berlino hanno dormito in un ostello pieno di ragazzi di tutto il mondo; a Copenaghen, dove tutto costava il triplo, hanno mangiato pane e formaggio comprati al supermercato per tre giorni di fila. Hanno imparato presto le regole dei viaggiatori con lo zaino: prenotare i treni notturni in anticipo, lavare i vestiti nel lavandino, dormire dovunque.
Ci sono stati anche momenti difficili. In Svezia hanno perso una coincidenza e sono rimasti bloccati per sei ore in una stazione di campagna, sotto la pioggia, con un distributore automatico come unica compagnia. A Bruxelles Pasquale si è ammalato e ha passato due giorni a letto con la febbre, mentre Nicola cercava una farmacia aperta. E a un certo punto, dopo tre settimane insieme ventiquattro ore su ventiquattro, i due amici hanno litigato furiosamente per una cosa stupida: chi doveva portare la bottiglia d'acqua.
Ma i ricordi belli sono molti di più. Una sera ad Amsterdam hanno conosciuto due ragazze argentine con cui hanno continuato a viaggiare per una settimana. In Svizzera, dal finestrino del treno, hanno visto montagne così belle che sembravano finte. A Lione un signore anziano li ha invitati a cena a casa sua solo perché li aveva sentiti parlare italiano: era nato a Foggia e non tornava in Puglia da quarant'anni.
Sono tornati a casa dopo trentadue giorni, con le scarpe distrutte, tre chili in meno e più di settemila chilometri di binari alle spalle. Nicola, che prima del viaggio era indeciso sul futuro, ha preso una decisione sul treno di ritorno: farà un master in Olanda. «Ho capito che l'Europa non è un posto lontano», dice. «È casa nostra, solo un po' più grande.»