Michele ha cinquantaquattro anni ed è figlio unico. Per anni ha vissuto a Milano, dove lavorava come grafico pubblicitario, mentre sua madre, Lucia, viveva da sola in un paese vicino a Matera, nella stessa casa in cui era nato lui. Poi, due anni fa, Lucia è caduta in cucina e si è rotta il femore. Aveva ottantasei anni.
Dopo l'operazione, i medici sono stati chiari: la signora non poteva più vivere da sola. Michele si è trovato davanti a una scelta difficile. Poteva cercare una casa di riposo, ma Lucia si rifiutava anche solo di sentirne parlare. Poteva assumere una badante, ma la madre era diffidente con gli estranei. Oppure poteva tornare lui.
«È stata la decisione più difficile della mia vita», racconta. «A Milano avevo i miei amici, la mia compagna, il mio lavoro. Ma ogni volta che pensavo a mia madre sola in quella casa, non riuscivo a dormire.» Alla fine ha trovato un compromesso: ha chiesto all'agenzia di lavorare da remoto e si è trasferito al paese. La compagna, Giovanna, lo raggiunge ogni due settimane.
La nuova vita non è stata semplice. Michele ha dovuto imparare cose che non aveva mai fatto: preparare le medicine della settimana in una scatola con i giorni, accompagnare la madre alle visite, aiutarla a lavarsi senza farla sentire umiliata. «La parte più dura è stata invertire i ruoli», dice. «Lei mi ha cambiato i pannolini, e adesso io aiuto lei. All'inizio nessuno dei due sapeva come comportarsi.»
C'è anche la stanchezza, che a volte diventa frustrazione. Lucia, che ha cominciato a perdere un po' la memoria, gli fa le stesse domande dieci volte al giorno. Michele ammette di aver alzato la voce, qualche volta, e di essersene vergognato subito dopo. Per non crollare, ha trovato un gruppo di sostegno per familiari che assistono anziani, che si incontra online una volta alla settimana. Ha anche scoperto che, come caregiver, ha diritto ad alcuni permessi dal lavoro e a un piccolo aiuto economico dal Comune.
Ma ci sono anche momenti preziosi. La sera, dopo cena, Lucia gli racconta storie della sua giovinezza che lui non aveva mai sentito. «Ho conosciuto mia madre come persona, non solo come madre», dice Michele. «Questo, nessuno me lo potrà togliere.»