Quando Roberto e Silvia sono entrati nell'appartamento di Trieste, a settembre, era tutto perfetto: pareti bianche appena dipinte, finestre nuove, un bel bagno con le piastrelle azzurre. Ma a gennaio, sul soffitto del bagno, è comparsa una macchia scura. Prima piccola come una moneta, poi grande come un piatto. Era muffa. In poche settimane si è estesa anche dietro l'armadio della camera da letto, e i vestiti hanno cominciato ad avere un odore di umido.
Roberto ha scritto subito al proprietario, il signor Kos. La risposta è arrivata due giorni dopo, cortese ma decisa: «La muffa è dovuta a un uso scorretto dell'appartamento. Probabilmente non arieggiate abbastanza. Le finestre nuove sono a tenuta perfetta, quindi bisogna aprirle più volte al giorno.» In altre parole, era colpa loro.
Silvia si è arrabbiata. È vero, d'inverno aprivano poco le finestre per non sprecare il riscaldamento, e stendevano il bucato in casa. Ma le sembrava strano che in pochi mesi si fosse formata così tanta muffa. Ha parlato con una vicina, che le ha raccontato che anche gli inquilini precedenti avevano avuto lo stesso problema, e che il proprietario aveva semplicemente ridipinto le pareti prima di affittare di nuovo.
Per capire chi avesse ragione, Roberto ha contattato un tecnico specializzato in umidità. L'ingegnere ha misurato l'umidità delle pareti e ha usato una termocamera, che mostra le zone fredde dei muri. Il risultato è stato chiaro: c'era effettivamente un ponte termico, cioè un punto in cui l'isolamento era insufficiente, proprio sopra il bagno e dietro l'armadio. In quei punti il muro era molto più freddo, e l'umidità si condensava facilmente. La causa principale era un difetto della costruzione.
Con la relazione in mano, Roberto ha riscritto al signor Kos. Questa volta il tono del proprietario è cambiato. Dopo una lunga telefonata hanno trovato un accordo: il proprietario avrebbe pagato l'isolamento interno delle pareti fredde e un trattamento antimuffa, mentre Roberto e Silvia si impegnavano ad arieggiare ogni giorno e a comprare un deumidificatore.
I lavori sono stati fatti a marzo. Da allora la muffa non è più tornata. «La lezione», dice Silvia, «è che non bisogna accettare subito la colpa. E che un parere tecnico vale più di cento email.»