Quando a luglio Mattia, diciannove anni, ha preso il diploma all'istituto tecnico di Vicenza, aveva un'idea chiara: non voleva andare all'università. «Ho sempre preferito fare che studiare», dice. «Mi piace capire come funzionano le cose smontandole.» Il suo sogno era diventare tecnico specializzato in impianti elettrici, e la strada più diretta gli sembrava l'apprendistato: un contratto di lavoro vero, con uno stipendio, ma in cui una parte del tempo è dedicata alla formazione.
Trovare un posto, però, si è rivelato più difficile del previsto. Mattia ha cominciato a cercare sui siti di annunci e su quelli delle agenzie per il lavoro. Molti annunci chiedevano «esperienza di almeno due anni», anche per posizioni da apprendista. «Ma come faccio ad avere esperienza se nessuno mi fa cominciare?» si chiedeva.
Il primo consiglio utile glielo ha dato un orientatore del centro per l'impiego. Gli ha spiegato che molte piccole aziende artigiane non pubblicano annunci online, ma cercano apprendisti tramite il passaparola o le associazioni di categoria. Gli ha suggerito di preparare un curriculum breve e chiaro e di portarlo di persona, con una lettera di motivazione scritta su misura per ogni azienda.
Mattia ha seguito il consiglio. Per tre settimane ha girato in motorino per le zone industriali della provincia, bussando alle porte di elettricisti, ditte di impianti e officine. Ma un artigiano di Thiene, il signor Dalla Valle, si è fermato a parlare con lui per mezz'ora. Gli ha chiesto quali lavori avesse già fatto. Mattia gli ha raccontato di aver rifatto da solo l'impianto elettrico della taverna dello zio, sotto la supervisione di un elettricista, e gli ha mostrato le foto sul telefono.
Una settimana dopo, il signor Dalla Valle lo ha chiamato per un giorno di prova. Mattia ha passato la giornata a passare cavi in un cantiere, stanco ma felice. Alla fine il titolare gli ha offerto un contratto di apprendistato professionalizzante di tre anni. Mattia lavorerà quaranta ore alla settimana, di cui alcune dedicate a corsi di formazione sulla sicurezza e sulle nuove tecnologie, come i pannelli fotovoltaici e la domotica.
«Lo stipendio dei primi mesi è basso», ammette. «Ma imparo un mestiere da chi lo fa da quarant'anni. E un giorno, chissà, la ditta potrei portarla avanti io.»