Tutto è cominciato con una foto. Una sera di gennaio, Elisa, ventinove anni, impiegata in una cooperativa di Lecce, ha fotografato il contenuto della sua pattumiera della plastica dopo una sola settimana. Era piena fino all'orlo: vaschette della frutta, bottiglie d'acqua, buste del pane, confezioni di biscotti, flaconi di shampoo. Ha pubblicato la foto sui social con una domanda: «È possibile vivere un mese senza comprare plastica?» Il giorno dopo aveva deciso di provarci.
La prima settimana è stata uno shock. Al supermercato, Elisa si è resa conto che quasi tutto era incartato nella plastica: perfino le zucchine, perfino le banane, che hanno già una buccia. Ha camminato tra gli scaffali per un'ora riuscendo a comprare solo un pacco di pasta in carta e una bottiglia di vino. «Ho capito che dovevo cambiare non i prodotti, ma i posti in cui facevo la spesa», racconta.
Così ha cominciato a frequentare il mercato rionale con le sue borse di stoffa e alcuni contenitori di vetro. I venditori all'inizio la guardavano con curiosità, poi si sono abituati. Il macellaio le mette la carne direttamente nel suo contenitore, il fornaio le dà il pane in un sacchetto di carta. Ha scoperto anche un negozio di prodotti sfusi vicino a casa, dove si comprano legumi, riso, cereali, detersivi e perfino olio riempiendo i propri barattoli.
Per il bagno è stato più complicato. Elisa ha sostituito il bagnoschiuma con una saponetta, lo shampoo con uno shampoo solido, lo spazzolino di plastica con uno di bambù. Il dentifricio in pastiglie, invece, è stato un fallimento: «Sembrava di masticare gesso», ride.
Non tutto è andato secondo i piani. Una sera, stanca dopo il lavoro, ha ordinato una pizza e si è accorta solo dopo che il condimento era in un contenitore di plastica. Le medicine, ovviamente, non si possono comprare sfuse. E alcuni prodotti senza plastica costano di più.
Alla fine del mese, la pattumiera della plastica conteneva solo pochi oggetti. Elisa non è diventata perfetta, e non lo pretende. Ma molte abitudini sono rimaste: le borse di stoffa, la borraccia, il mercato del sabato. «Non serve che poche persone lo facciano perfettamente», dice. «Serve che tante persone lo facciano in modo imperfetto.»