Il palazzo di via Nizza 150, a Torino, ha otto piani e sessantaquattro appartamenti, quasi tutti in affitto. Ci abitano studenti, famiglie giovani, anziani, lavoratori stranieri. Fino a un anno fa, la maggior parte degli inquilini non conosceva nemmeno il nome del vicino di pianerottolo. Ci si incrociava in ascensore, si diceva «buongiorno» guardando il telefono, e basta.
Tutto è cambiato grazie a Valentina, una maestra di trentasei anni che vive al quinto piano. Una sera d'inverno, rientrando a casa, ha trovato un biglietto attaccato al portone: «Cerco qualcuno che possa prestarmi un trapano. Grazie! Int. 23.» Valentina ne aveva uno, ma non sapeva chi abitasse all'interno 23. Ha bussato, ha conosciuto un giovane ingegnere egiziano appena arrivato, e ha pensato: perché non creare un modo per aiutarsi più facilmente?
Così ha scaricato una delle app di quartiere che permettono ai vicini di comunicare, e ha creato un gruppo per il palazzo. Ha stampato un volantino con un codice QR e l'ha attaccato in ascensore. In due settimane si erano iscritte quaranta famiglie.
All'inizio il gruppo serviva soprattutto per cose pratiche: chiedere in prestito una scala, avvisare che il portone non si chiudeva bene, segnalare un pacco consegnato per sbaglio. Poi sono arrivate le iniziative. Un pensionato del terzo piano, ex insegnante di matematica, ha offerto ripetizioni gratuite ai ragazzi del palazzo. Una signora peruviana ha organizzato un corso di cucina. Alcuni studenti si sono offerti di fare la spesa per gli anziani durante l'ondata di influenza.
La cosa più bella, racconta Valentina, è successa a giugno. Il gruppo ha organizzato una cena nel cortile, ognuno portava un piatto del proprio paese. C'erano lasagne, couscous, empanadas, involtini primavera e la torta di nonna Luisa, novantadue anni, che non usciva di casa da mesi. Due ragazzi hanno suonato la chitarra. Si è andati avanti fino a mezzanotte.
Naturalmente non è tutto perfetto. Ogni tanto nel gruppo nascono discussioni, per esempio sulla musica alta o sulla raccolta differenziata. Valentina, che fa da moderatrice, ha dovuto stabilire alcune regole: niente insulti, niente pubblicità, niente politica. «Un'app non può sostituire i rapporti veri», dice. «Ma può essere la scusa per cominciarli.»