A fine novembre la zia Gemma, che vive a Messina, ha regalato a Pietro una giacca a vento per il suo compleanno. Era una giacca bella e costosa, di una marca sportiva famosa, blu scuro con il cappuccio. C'era solo un problema: era una taglia XL, mentre Pietro, che è magro come un chiodo, porta la S. Quando l'ha provata, le maniche gli coprivano le mani e sembrava un bambino con il cappotto del padre.
Pietro non voleva offendere la zia, ma non poteva nemmeno indossare quella giacca. Così ha deciso di cambiarla. La giacca aveva ancora l'etichetta con il nome del negozio, un grande punto vendita in un centro commerciale vicino a Catania, dove lui studia. Il problema era che lo scontrino non c'era. La zia l'aveva buttato via.
Un sabato pomeriggio Pietro è andato al negozio con la giacca nella sua busta originale. Alla cassa c'era una ragazza giovane, che gli ha detto subito: «Senza scontrino non possiamo fare cambi né rimborsi. È la politica del negozio.» Pietro, un po' deluso, ha chiesto di parlare con un responsabile.
Dopo dieci minuti è arrivato il responsabile del reparto, un signore sulla quarantina. Pietro ha spiegato la situazione con calma: era un regalo, la giacca non era mai stata indossata e aveva ancora tutte le etichette. Non chiedeva soldi indietro, voleva solo la stessa giacca in una taglia più piccola.
Il responsabile ha guardato la giacca, poi ha fatto una domanda: «Sa come l'ha pagata sua zia? Con la carta o in contanti?» Pietro ha telefonato alla zia: aveva pagato con il bancomat, il 22 novembre, verso mezzogiorno. Con quelle informazioni il responsabile ha cercato la transazione nel sistema e l'ha trovata in pochi minuti.
«Ecco qua», ha detto sorridendo. «Il pagamento c'è. Per noi è come avere lo scontrino.» Ha spiegato a Pietro che, legalmente, il negozio non è obbligato a cambiare un prodotto che non ha difetti, ma che quasi tutti lo fanno per non perdere i clienti. E che la prova d'acquisto può essere anche l'estratto conto della carta.
Pietro è uscito con una giacca taglia S, perfetta. Quella sera ha mandato una foto alla zia. «Ti sta benissimo!» ha risposto lei. «Lo sapevo che avevo scelto bene.»