Arianna ha diciotto anni e non ha mai avuto fretta di prendere la patente. Vive a Bologna, va dappertutto in bici e l'idea di guidare nel traffico la terrorizza. Ma i suoi genitori hanno insistito: «Prima o poi ti servirà.» Così, dopo aver superato l'esame di teoria, oggi aveva la sua quinta lezione di guida.
L'istruttore, il signor Bassi, è un uomo di sessant'anni con la pazienza di un santo e la voce di un sergente. Ha insegnato a guidare a mezza città, compresi, dice lui, alcuni consiglieri comunali. La macchina della scuola ha i doppi comandi: se l'allievo sbaglia, l'istruttore può frenare dal suo lato. Arianna lo trova rassicurante.
La lezione è cominciata bene. Arianna ha fatto partenza, cambio delle marce, parcheggio a lisca di pesce. Poi il signor Bassi le ha detto di entrare in un quartiere residenziale, pieno di stradine e incroci senza semafori né cartelli. «Adesso facciamo un ripasso della regola più dimenticata d'Italia», ha detto.
Al primo incrocio Arianna ha rallentato. Non c'erano cartelli di stop né strisce. Da destra arrivava una macchina bianca. Lei ha esitato, convinta di avere la precedenza perché la sua strada sembrava più larga. Il signor Bassi ha frenato con il suo pedale. La macchina bianca è passata, e l'autista le ha fatto un gesto poco gentile.
«Arianna», ha detto il signor Bassi con calma, «che cosa dice il codice della strada quando non ci sono segnali?» Lei ci ha pensato, rossa in viso. «Che bisogna dare la precedenza a chi viene da destra.» «Esatto. Non importa se la strada è più larga, più bella o più importante. Se non ci sono cartelli, chi arriva da destra passa per primo. Sempre.»
Le ha spiegato che molti incidenti in città nascono proprio da qui: tanti automobilisti pensano che la strada principale abbia sempre la precedenza, anche quando non c'è nessun cartello a dirlo. «Il codice non conosce le strade importanti. Conosce solo i segnali e la destra.»
Per il resto della lezione, il signor Bassi le ha fatto attraversare almeno quindici incroci. Arianna guardava a destra come un gufo. All'ultimo, ha lasciato passare un ciclista, un furgone e una signora con il carrello della spesa. «Brava», ha detto il signor Bassi. «Adesso esageri. Ma è meglio esagerare.»