Per trentadue anni Renato ha lavorato nella stessa tipografia di Prato. Ci era entrato a diciotto anni come apprendista, quando le macchine erano ancora rumorose e l'inchiostro ti restava sulle mani per giorni. Aveva visto arrivare i computer, la stampa digitale, i primi siti internet. Conosceva ogni macchina come un vecchio amico. Poi, due anni fa, a cinquant'anni compiuti, il titolare ha convocato i dodici dipendenti in magazzino e ha annunciato la chiusura. «La gente non stampa più», ha detto con le lacrime agli occhi. «Non ce la facciamo.»
I primi mesi sono stati i più duri. Renato riceveva l'indennità di disoccupazione, ma si sentiva inutile. La mattina si svegliava alle sei per abitudine e non sapeva che cosa fare. Al centro per l'impiego gli hanno fatto capire, con delicatezza, che a cinquant'anni e con un'esperienza solo nella stampa tradizionale non sarebbe stato facile trovare un posto simile.
La svolta è arrivata da dove meno se lo aspettava. Sua figlia, che studia grafica, gli ha chiesto di aiutarla a preparare dei biglietti da visita per un progetto universitario. Renato ha passato un pomeriggio intero a spiegarle i tipi di carta, gli spessori, le tecniche di finitura. «Papà, tu sai cose che nessuno dei miei professori sa», gli ha detto lei. «Perché non le usi?»
Da quella frase è nata un'idea. Con la liquidazione e un piccolo prestito regionale per le nuove imprese, Renato ha comprato una vecchia macchina tipografica a caratteri mobili, che un collezionista vendeva per pochi soldi. Ha affittato un piccolo locale vicino al centro storico e ha aperto un laboratorio artigianale. Stampa partecipazioni di nozze, biglietti da visita, inviti e piccoli libri d'artista, tutto su carta di qualità, con un risultato che nessuna stampante digitale riesce a imitare.
All'inizio i clienti erano pochi. Poi la figlia ha aperto per lui un profilo sui social network, dove pubblica brevi video della macchina in funzione. Uno di questi video è stato visto da centinaia di migliaia di persone. Ora Renato riceve ordini da tutta Italia e perfino dall'estero, e il sabato organizza corsi per chi vuole imparare la stampa tradizionale.
«Non guadagno come prima», dice, «e lavoro più ore. Ma per la prima volta in vita mia, il lavoro è mio.»