14 gennaio
Non vado dal dentista da sette anni. Lo scrivo qui perché non ho il coraggio di dirlo a nessuno. Da bambino, a Taranto, ho avuto un'esperienza terribile: un dentista anziano e brusco mi ha tolto un dente senza anestesia sufficiente, e io ho urlato così tanto che mia madre è entrata nello studio. Da allora, solo il rumore del trapano mi fa sudare le mani. Ma da due settimane mi fa male un molare in basso a sinistra, e stanotte non ho dormito.
16 gennaio
Ho chiesto consiglio a Roberta, la mia collega. Mi ha dato il nome della sua dentista, la dottoressa Lippolis, che a suo dire è «dolcissima con i fifoni». Ho preso il telefono tre volte e l'ho rimesso giù. Alla quarta ho chiamato. La segretaria mi ha dato appuntamento per giovedì prossimo. Ho già voglia di disdire.
23 gennaio
Oggi ci sono andato. Prima di entrare ho fatto il giro dell'isolato due volte. In sala d'attesa c'era musica rilassante e un acquario con dei pesci rossi. Non mi sono rilassato per niente.
La dottoressa Lippolis è una donna di circa cinquant'anni, con un sorriso calmo. Quando le ho confessato la mia paura, non ha riso. Mi ha detto che è una cosa molto comune e che avremmo proceduto un passo alla volta. Mi ha spiegato ogni cosa prima di farla e mi ha proposto un segnale: se alzavo la mano sinistra, lei si sarebbe fermata subito. Questo semplice accordo mi ha dato un senso di controllo che non avevo mai provato.
Ha fatto una radiografia: una carie profonda, ma il dente si poteva salvare con un'otturazione. Mi ha fatto l'anestesia con un ago sottilissimo, quasi senza dolore. Ho alzato la mano due volte durante il lavoro, e tutte e due le volte lei si è fermata e ha aspettato che respirassi. In quaranta minuti era tutto finito.
24 gennaio
Il dente non mi fa più male. Ma la cosa più strana è un'altra: mi sento orgoglioso di me stesso, come se avessi scalato una montagna. Ho già preso appuntamento per la pulizia dei denti tra sei mesi. E questa volta, prometto, non aspetterò sette anni.