Cara Francesca,
ti scrivo dalla terrazza di una piccola pensione a Lipari, con un caffè granita davanti e il mare blu sotto di me. Sembra il paradiso, e in effetti lo è. Ma devo raccontarti com'è cominciata questa vacanza, perché non ci crederai.
Sono partita da Torino lunedì mattina con un volo per Catania. All'arrivo ho aspettato la mia valigia al nastro bagagli per quaranta minuti. Le valigie degli altri passeggeri uscivano una dopo l'altra, finché il nastro si è fermato. La mia non c'era. All'ufficio bagagli smarriti una signora molto calma mi ha fatto compilare un modulo e mi ha dato un numero di pratica. «Di solito la ritroviamo in due o tre giorni», mi ha detto. «Gliela mandiamo direttamente all'albergo.»
Il problema è che io non sarei rimasta a Catania: dovevo prendere l'aliscafo per le Eolie quel pomeriggio stesso. Così sono arrivata a Lipari con quello che avevo addosso: jeans, una maglietta, le scarpe da ginnastica e una borsa con il telefono, il caricabatterie e un libro. Nient'altro. Niente costume, niente crema solare, niente spazzolino.
Il primo giorno ero furiosa. Ho passato due ore a telefonare alla compagnia aerea, che mi ha detto che la valigia era rimasta a Roma, dove avevo fatto scalo. Poi ho deciso che non volevo rovinarmi la vacanza. Sono andata in un piccolo negozio del paese e ho comprato un costume, due vestiti di cotone, un paio di sandali e lo stretto necessario. La proprietaria, quando le ho raccontato la storia, mi ha fatto lo sconto e mi ha regalato un cappello di paglia.
E sai una cosa? È stata una liberazione. Senza la valigia piena di vestiti che porto sempre «per sicurezza», mi sono sentita leggera. La mattina mi vestivo in trenta secondi. Ho passato le giornate a nuotare, a camminare sui sentieri e a mangiare pane cunzato.
La valigia è arrivata ieri, il quinto giorno, un po' ammaccata ma intera. L'ho aperta e ho guardato tutti quei vestiti con stupore: a che cosa mi servivano? Conserva le ricevute, mi hanno detto: la compagnia dovrebbe rimborsarmi le spese.
Ti porto un vasetto di capperi. Ci vediamo presto!
Un abbraccio,
Silvia