Era un venerdì sera di dicembre e Ilenia tornava a Verona da Milano, dopo una lunga giornata di riunioni. Il treno regionale era affollato e lei era riuscita a sedersi solo a Brescia. Stanca morta, ha appoggiato la borsa sul ripiano sopra il sedile e si è addormentata con la testa contro il finestrino. Quando si è svegliata, il treno era già fermo a Verona Porta Nuova. Ha preso il cappotto ed è scesa di corsa.
Solo sul binario, mentre cercava le chiavi di casa, si è accorta che la borsa non c'era. Dentro c'erano il portafoglio con i documenti e le carte, il computer dell'ufficio e le chiavi. Ha guardato il treno: le porte erano già chiuse e stava ripartendo verso Venezia. Ha sentito il sangue gelare.
Ilenia è corsa all'ufficio informazioni della stazione. L'impiegato, abituato a queste situazioni, ha mantenuto la calma. Le ha chiesto il numero del treno, la carrozza e la posizione esatta della borsa. Poi ha telefonato al capotreno. «Se la trovano, la consegnano all'ufficio oggetti smarriti della stazione di arrivo, a Venezia Santa Lucia», le ha spiegato. «Ma la avverto: non sempre i bagagli arrivano. A volte qualcuno li prende prima.»
Per prima cosa, su consiglio dell'impiegato, Ilenia ha bloccato le carte di credito con il telefono di un'amica che era venuta a prenderla. Poi è andata alla polizia ferroviaria per fare la denuncia di smarrimento dei documenti: senza denuncia, non avrebbe potuto chiedere la nuova carta d'identità.
Il sabato mattina ha ricevuto una telefonata da un numero sconosciuto. Era l'ufficio oggetti smarriti di Venezia. Il capotreno aveva trovato la borsa durante il controllo del treno e l'aveva consegnata. Dentro c'era tutto: il portafoglio, il computer, perfino le chiavi. Mancavano solo dieci euro in contanti e un pacchetto di caramelle.
Ilenia è andata a Venezia lo stesso giorno. Per ritirare la borsa ha dovuto mostrare la denuncia, descrivere il contenuto e pagare una piccola tassa di custodia. Poi, per festeggiare, si è concessa uno spritz in campo Santa Margherita. «Ho imparato due cose», dice adesso. «Che esistono ancora persone oneste. E che la borsa, in treno, la tengo sulle ginocchia.»