Da quando lavora da casa, Damiano, trentasei anni, programmatore informatico di Ancona, si muove pochissimo. La mattina va dalla camera alla cucina, poi dalla cucina allo studio, dove resta seduto otto o nove ore davanti a due schermi. A pranzo mangia in piedi davanti al frigorifero. Un giorno ha controllato l'app del telefono che conta i passi: in tutta la giornata ne aveva fatti trecentoquaranta.
Quel numero lo ha spaventato. Così, quando un amico gli ha parlato di una palestra di allenamento funzionale che offriva una lezione di prova gratuita, ha deciso di provare. «Per principianti», gli aveva assicurato l'amico. «Ognuno va al suo ritmo.»
Il sabato mattina Damiano si è presentato con una vecchia tuta, delle scarpe da ginnastica comprate dieci anni prima e un entusiasmo sincero. L'istruttrice, una ragazza piccola e sorridente con braccia d'acciaio, ha spiegato il programma: dieci minuti di riscaldamento, poi un circuito di esercizi da ripetere per venti minuti, il più velocemente possibile. Salti, piegamenti, sollevamenti con il bilanciere, corsa sul posto.
Il riscaldamento è andato bene. Dopo il primo giro del circuito, Damiano aveva il fiato corto ma si sentiva fiero. Al secondo giro le braccia hanno cominciato a tremare. Al terzo ha visto le stelle. Intorno a lui, gli altri partecipanti, alcuni con vent'anni più di lui, continuavano come macchine. Per orgoglio ha cercato di stare al passo, ignorando il consiglio dell'istruttrice di fermarsi quando serviva.
Alla fine della lezione era sdraiato sul pavimento, rosso come un peperone, e tutti gli applaudivano. Si è sentito un eroe, almeno fino al giorno dopo.
La domenica mattina non riusciva ad alzarsi dal letto. Gli facevano male muscoli che non sapeva di avere. Scendere le scale era un'impresa, e per sedersi sul water doveva aggrapparsi al lavandino. Il lunedì, in videochiamata con i colleghi, ha dovuto spiegare perché si muoveva come un robot. Tutti hanno riso.
Dopo una settimana i dolori sono passati e Damiano ha preso una decisione sorprendente: si è iscritto. «Ma questa volta», dice, «vado al mio ritmo, come mi avevano detto. L'orgoglio fa più male dei muscoli.»