Da una settimana Marco, quarant'anni, operaio in una fabbrica di ceramiche di Sassuolo, non stava bene. Aveva cominciato con un banale raffreddore: naso chiuso, mal di gola, qualche starnuto. Poi era arrivata la tosse, che la notte non lo lasciava dormire. E come se non bastasse, una sera, scendendo le scale di casa al buio, aveva messo male il piede e si era storto il ginocchio destro.
Per qualche giorno ha cercato di resistere. Prendeva un'aspirina la mattina e andava al lavoro lo stesso, zoppicando. Ma il venerdì il ginocchio era gonfio come un pallone e la tosse era peggiorata. Sua moglie, Lucia, ha perso la pazienza: «Domani vai dal medico. Non si discute.»
Il dottor Bertolini riceve senza appuntamento la mattina, dalle nove alle dodici. Marco è arrivato alle nove meno dieci e ha trovato già sei persone nella sala d'attesa. Ha aspettato un'ora e mezza, leggendo vecchie riviste di cucina.
Quando finalmente è entrato, il medico, un signore di sessant'anni che lo conosceva da quando era bambino, lo ha ascoltato con attenzione. Prima gli ha controllato la gola e i polmoni con lo stetoscopio. «I polmoni sono puliti», ha detto. «È una bronchite leggera, niente di grave. Ma devi riposare, non andare al lavoro con la febbre.» Gli ha prescritto uno sciroppo per la tosse e gli ha consigliato di bere molto e di fare dei suffumigi la sera.
Poi ha esaminato il ginocchio. Lo ha piegato, lo ha toccato in diversi punti e Marco ha fatto una smorfia di dolore. «Probabilmente è una distorsione», ha detto il dottore. «Ma per sicurezza ti faccio l'impegnativa per un'ecografia. Nel frattempo, ghiaccio tre volte al giorno, gamba alzata e niente sforzi.»
Infine gli ha scritto un certificato di malattia per cinque giorni, da mandare direttamente all'INPS. Marco, che non era mai stato in malattia in vent'anni di lavoro, ha protestato un po'. «Marco», ha detto il dottore sorridendo, «la fabbrica sopravvive cinque giorni senza di te. Il tuo ginocchio, invece, no.»