Fino all'anno scorso Sofia non sapeva nemmeno che cosa fosse il 730. Lavorava da quasi due anni come impiegata in un'agenzia di assicurazioni a Vicenza e pensava, come molti giovani, che le tasse fossero una cosa che riguardava solo i datori di lavoro. Ogni mese le trattenevano una parte dello stipendio e lei non ci aveva mai pensato più di tanto.
Poi, a maggio, una collega più grande le ha chiesto: «Hai già fatto il 730? Se hai spese mediche o paghi l'affitto, potresti avere un rimborso.» Sofia l'ha guardata come se le avesse parlato in cinese. La collega le ha spiegato che il 730 è il modello della dichiarazione dei redditi per i lavoratori dipendenti, e che serve, tra le altre cose, a recuperare una parte delle tasse grazie alle detrazioni.
Sofia ha deciso di provarci. Prima ha cercato di fare tutto da sola, con il modello precompilato che l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione online. Ha fatto l'accesso con la sua identità digitale e ha trovato già inseriti lo stipendio e le tasse pagate. Ma quando è arrivata alla parte delle detrazioni si è persa: righi, codici, quadri... sembrava un labirinto.
Allora è andata in un CAF, un centro di assistenza fiscale, vicino a casa. Ha portato una busta piena di documenti: gli scontrini della farmacia, le fatture del dentista, la ricevuta dell'abbonamento all'autobus e il contratto d'affitto. L'impiegato del CAF, un signore con molta pazienza, ha controllato tutto e ha inserito le spese nel modello. Il servizio è costato trenta euro.
La sorpresa è arrivata a fine luglio. Nella busta paga Sofia ha trovato quasi quattrocento euro in più: era il rimborso delle tasse. «Non ci potevo credere», racconta. «Erano soldi miei, che avrei perso solo perché non sapevo come funzionava.»
Adesso Sofia ha una cartellina in cui conserva durante l'anno tutte le ricevute utili. E ha cominciato a spiegare il 730 ai suoi amici, che la guardano esattamente come lei aveva guardato la collega.