Chiara aveva i capelli lunghi da sempre. Le arrivavano a metà schiena, castani e un po' mossi, ed erano, come diceva sua madre, «la sua firma». Ma a forza di lasciarli crescere, le punte erano diventate secche e rovinate. Così un venerdì pomeriggio, a Livorno, ha deciso di andare dal parrucchiere. Non il suo solito, che era in ferie, ma un salone nuovo che aveva aperto da poco vicino al porto e che aveva ottime recensioni online.
Il parrucchiere, un ragazzo giovane con i baffi e un tatuaggio sul braccio, l'ha fatta sedere e le ha chiesto che cosa voleva. Chiara è stata chiara, o almeno così pensava: «Solo una spuntatina. Tre o quattro centimetri, per togliere le punte rovinate. Non voglio cambiare niente.»
Il ragazzo ha annuito, le ha lavato i capelli e ha cominciato a tagliare. Nel frattempo chiacchierava di tutto: delle sue vacanze in Grecia, del suo gatto, della squadra di calcio della città. Chiara, rilassata, ha chiuso gli occhi. Era stanca dopo una settimana di lavoro e quasi si è addormentata.
Quando li ha riaperti, ha visto nello specchio una persona che non conosceva. I capelli le arrivavano appena sotto le spalle. Il ragazzo aveva tagliato almeno quindici centimetri. «Ti sta benissimo!» ha detto lui, soddisfatto. «Così è molto più moderno. Le punte erano messe proprio male, ho dovuto togliere di più.»
Chiara non sapeva se piangere o urlare. Ha fatto un respiro profondo e ha detto, con calma, che aveva chiesto quattro centimetri e non quindici, e che avrebbe dovuto chiederle il permesso prima di decidere da solo. Il ragazzo si è scusato e non le ha fatto pagare il taglio.
Per qualche giorno Chiara si è sentita strana: si toccava la testa e non trovava più i capelli. Poi, a poco a poco, ha cominciato a vedersi diversa. Le colleghe le facevano complimenti, il caldo di luglio era più sopportabile e la mattina si preparava in metà tempo.
Un mese dopo è tornata in quel salone. «Stessa lunghezza», ha detto. «Ma questa volta tengo gli occhi aperti.»