Sabato, 18 febbraio
Caro diario,
stasera sono andata a teatro per la prima volta da quando vivo a Milano. Erano anni che non ci andavo: l'ultima volta ero al liceo, con la classe, e ricordo solo che mi ero addormentata nel secondo atto. Questa volta, invece, è stato completamente diverso.
Mi ha invitata Sergio, un collega dell'ufficio, che ha un abbonamento al Piccolo Teatro da dieci anni. Davano «La locandiera» di Goldoni, una commedia del Settecento. Quando me l'ha proposto ho avuto un attimo di panico: una commedia di trecento anni fa, in italiano antico, dopo una settimana di lavoro? Ma non volevo sembrare maleducata, così ho accettato.
Prima dello spettacolo ho letto la trama su internet, per sicurezza. È la storia di Mirandolina, la proprietaria di una locanda a Firenze, che è corteggiata da tutti i clienti nobili. Solo un cavaliere dice di odiare le donne, e lei decide di farlo innamorare per dimostrargli che si sbaglia.
Il teatro era pieno e molto elegante, con le poltrone di velluto rosso. Mi aspettavo un pubblico di soli anziani, invece c'erano anche tanti ragazzi. Quando si sono spente le luci, ho sentito una piccola emozione, come da bambina.
L'attrice che interpretava Mirandolina era straordinaria: ironica, intelligente, moderna. Mi ha sorpreso quanto la storia sembrasse attuale. Parla di una donna indipendente che gestisce un'attività da sola e che, alla fine, sceglie con chi sposarsi senza farsi comandare da nessuno. Il pubblico rideva continuamente e anch'io, che all'inizio non capivo tutte le battute, a un certo punto ridevo con le lacrime.
Alla fine gli attori sono usciti tre volte a salutare e gli applausi non finivano più. Dopo, Sergio e io abbiamo preso un aperitivo in un bar di Brera e abbiamo parlato dello spettacolo per un'ora.
Ho deciso che voglio tornarci. Forse mi faccio anch'io l'abbonamento.
Buonanotte,
Silvia