Un anno fa Roberto, titolare di una piccola falegnameria vicino a Treviso, ha fatto un annuncio sorprendente ai suoi ventotto dipendenti: per sei mesi tutti avrebbero lavorato quattro giorni alla settimana invece di cinque, senza riduzione di stipendio. L'orario sarebbe passato da quaranta ore su cinque giorni a trentasei ore su quattro giorni. Il venerdì sarebbe diventato un giorno libero.
Perché questa scelta? L'azienda faticava ad assumere. I giovani falegnami preferivano le grandi aziende, che pagavano meglio. Due dipendenti esperti se n'erano andati l'anno prima, esauriti. «Non potevo aumentare molto gli stipendi. Ma potevo offrire tempo», spiega Roberto.
L'annuncio ha provocato reazioni contrastanti. Alcuni dipendenti erano entusiasti. Altri erano scettici. «Dovremo fare lo stesso lavoro in meno tempo, saremo ancora più stanchi», temeva Silvia, responsabile del reparto verniciatura. Anche i clienti facevano domande: l'azienda sarebbe riuscita a rispettare i tempi di consegna?
Per riuscirci è stato necessario riorganizzare tutto. Le riunioni sono state accorciate e limitate a trenta minuti. Le pause sono state organizzate meglio. Per il servizio clienti, due persone lavorano il venerdì a turno e prendono il giorno libero un altro giorno. Gli stessi dipendenti hanno proposto idee per risparmiare tempo, come riorganizzare il magazzino del legno.
Dopo sei mesi il bilancio ha sorpreso tutti. La produzione non è calata: è perfino aumentata leggermente. Le assenze per malattia si sono dimezzate. I dipendenti dicono di essere più riposati e concentrati. Silvia ha cambiato idea: «Il venerdì mi occupo dei bambini, faccio la spesa, vado dal medico. Il fine settimana mi riposo davvero.» E l'azienda ha ricevuto più di quaranta candidature per un posto da falegname, contro tre l'anno precedente.
Non tutto è perfetto. Le giornate di nove ore sono più lunghe e faticose, soprattutto per i lavori fisici. Alcuni clienti hanno fatto fatica ad abituarsi. Ma l'esperimento è stato prolungato. «Non torno indietro», dice Roberto. «Ho capito che un dipendente riposato lavora meglio di uno presente cinque giorni ma esausto.»