Per trent'anni una vecchia Vespa è rimasta sotto un telo, in fondo al garage di Gianni, a Pesaro. Era una Vespa 125 del 1974, il primo mezzo che si era comprato a diciotto anni, con i soldi del suo primo lavoro. Poi si era sposato, aveva avuto figli e la Vespa era stata dimenticata. Arrugginita, senza batteria, con una gomma a terra, aspettava.
L'inverno scorso sua figlia Giulia, trentaquattro anni, è venuta a passare le feste dai genitori. Cercando le decorazioni di Natale in garage, ha sollevato il telo. «Papà, cos'è questa meraviglia?» Gianni ha raccontato i suoi ricordi: i giri sulle strade delle colline marchigiane, il primo appuntamento con la futura moglie, un viaggio fino in Puglia. Giulia ha avuto un'idea: restaurarla insieme.
Gianni all'inizio ha esitato. Aveva sessantotto anni e pensava che fosse impossibile. Ma Giulia, ingegnera nel settore automobilistico, era motivata. Hanno deciso di trovarsi un fine settimana al mese in garage. Lei prendeva il treno da Bologna il venerdì sera.
Il lavoro è stato lungo e minuzioso. Hanno smontato la Vespa pezzo per pezzo, facendo foto a ogni passaggio per sapere come rimontarla. Il motore era bloccato dalla ruggine. Hanno pulito, carteggiato, ingrassato. Trovare i pezzi di ricambio è stata una vera caccia al tesoro: su siti di collezionisti, nelle mostre scambio e grazie a un Vespa Club che ha dato loro consigli preziosi.
Quei fine settimana hanno cambiato il loro rapporto. Durante l'infanzia di Giulia, Gianni lavorava molto e passavano poco tempo insieme. Adesso, con le mani sporche di grasso, parlavano per ore. «Ho scoperto più cose su mio padre in un anno che in tutta la vita», dice Giulia.
A giugno, dopo diciotto mesi di lavoro, il motore è partito al primo colpo di pedale. Gianni aveva le lacrime agli occhi. Ha fatto il giro del quartiere, poi ha passato il casco alla figlia. «Adesso tocca a te.» Quest'estate hanno fatto insieme la strada fino in Puglia, come Gianni a vent'anni. Piano, ma con un sorriso enorme.