Pietro, quarantadue anni, elettricista a Brescia, ha fumato la prima sigaretta a quindici anni, dietro la palestra della scuola. Per ventisette anni ha fumato un pacchetto al giorno. Aveva già provato a smettere cinque volte, senza successo. Il tentativo più lungo era durato tre settimane. «Pensavo che non ce l'avrei mai fatta. La sigaretta faceva parte di me: con il caffè, in macchina, dopo pranzo, quando ero nervoso.»
La svolta è arrivata una domenica, durante una partita di calcio con il figlio di dieci anni. Dopo dieci minuti Pietro si è dovuto fermare, senza fiato, con le mani sulle ginocchia. Il figlio gli ha chiesto: «Papà, perché non riesci a correre come gli altri papà?» La sera stessa ha prenotato una visita al centro antifumo dell'ospedale.
Il medico gli ha spiegato che esistono due tipi di dipendenza. Quella fisica dalla nicotina, che provoca l'astinenza, e quella comportamentale, legata alle abitudini. Per la prima gli ha prescritto i cerotti alla nicotina e le gomme da masticare per i momenti difficili. Per la seconda gli ha consigliato di cambiare le sue abitudini: bere il caffè in un altro posto, lavarsi i denti subito dopo pranzo, tenere le mani occupate.
Le prime tre settimane sono state durissime. Pietro era irritabile, dormiva male e aveva voglia di fumare in ogni momento. Ha preso tre chili, perché mangiucchiava per compensare. Ha scaricato un'app che calcolava i soldi risparmiati e i giorni senza fumo. Dopo un mese aveva già risparmiato più di centocinquanta euro.
Dopo sei mesi i benefici erano evidenti. Non tossiva più la mattina, sentiva di nuovo il sapore del cibo e l'odore della pioggia. La pelle era meno grigia. E soprattutto, riusciva a correre.
Oggi Pietro non fuma da un anno e mezzo. Con i soldi risparmiati ha portato la famiglia una settimana in Sicilia. Gioca a calcio con il figlio ogni domenica. «Non mi considero un ex fumatore, ma un non fumatore. Nella testa cambia tutto.»