Nella redazione dell'«Eco della Valle», a Sondrio, sono rimasti sei giornalisti. Vent'anni fa erano ventidue. Ogni settimana questo piccolo giornale locale racconta la vita della provincia: i consigli comunali, le feste di paese, le partite di calcio dilettanti, le chiusure delle fabbriche. Ma da qualche anno la sua sopravvivenza è in pericolo.
Il direttore, Bruno, cinquantotto anni, conosce bene i numeri. Nel 2005 il giornale vendeva quindicimila copie alla settimana. Oggi ne vende quattromila. I lettori fedeli invecchiano e i giovani si informano sui social, gratis. La pubblicità, principale fonte di guadagno, è passata ai giganti di Internet. E il prezzo della carta è aumentato molto.
L'anno scorso l'editore ha annunciato che forse avrebbe chiuso il giornale. Per Bruno era impensabile. «Se spariamo noi, chi andrà ai consigli comunali? Chi controllerà quello che dicono gli amministratori? Le voci su Facebook prenderanno il posto dell'informazione.»
La redazione ha deciso di combattere. Ha lanciato un'edizione digitale con un abbonamento a quattro euro al mese. Ha creato una newsletter gratuita ogni mattina e una pagina sui social, curata dalla giornalista più giovane, Laura, ventisei anni. Il giornale ha anche organizzato serate di dibattito nei paesi, dove gli abitanti possono incontrare i giornalisti e proporre argomenti.
Poi si sono mobilitati i lettori. È nata un'associazione di sostegno, che ha lanciato una raccolta fondi online: ottantamila euro in due mesi. Centinaia di abitanti sono diventati soci del giornale, con quote da cinquanta euro. Ora l'«Eco» appartiene in parte ai suoi lettori.
La situazione resta fragile. Ma per la prima volta da quindici anni il numero degli abbonati cresce. Bruno è ottimista. «La gente ha capito che un giornale locale non è un lusso. È un servizio pubblico.»