Un anno fa Youssef, trentatré anni, ha lasciato il suo posto da sous-chef in un ristorante importante di Torino per realizzare il suo sogno: aprire un food truck. Aprire un ristorante tradizionale costava troppo, così ha scelto un furgone. La sua idea: panini ispirati alla cucina marocchina di sua madre, con prodotti piemontesi.
Il progetto ha richiesto grandi investimenti. Il furgone usato, attrezzato con una cucina professionale, è costato quarantacinquemila euro. Youssef ha usato tutti i suoi risparmi e ha ottenuto un prestito in banca. Ha dovuto seguire un corso obbligatorio di igiene alimentare e ottenere molti permessi. La parte più complicata è stata trovare i posti dove mettersi. In città non ci si può fermare dove si vuole: serve un'autorizzazione del Comune, bisogna pagare il suolo pubblico o trattare con aziende private.
Alla fine ha trovato un ritmo. A pranzo, dal lunedì al venerdì, si piazza nelle zone industriali dove lavorano migliaia di persone senza ristoranti vicini. La sera e nel fine settimana partecipa a mercati, sagre e matrimoni. Si alza alle sei per fare la spesa dai produttori, prepara le salse e il pane, e finisce tardi la sera pulendo il furgone.
Le difficoltà sono state tante. A febbraio è piovuto per tre settimane e gli incassi sono crollati della metà. Un guasto al generatore lo ha costretto a chiudere per cinque giorni. E la concorrenza è forte: negli ultimi anni sono nati tanti food truck.
Ma Youssef ha saputo farsi una clientela affezionata. Il suo panino all'agnello speziato, con una salsa al limone candito, è diventato famoso in zona. Ogni mattina pubblica sui social il posto dove sarà, e alcuni clienti lo seguono da un posto all'altro.
Dopo un anno il bilancio è positivo, anche se si paga ancora uno stipendio piccolo. Ha appena assunto un apprendista. «Sono stanco morto, ma non sono mai stato così felice. Mia madre viene a mangiare ogni settimana. Dice che è quasi buono come a casa sua. Detto da lei, è il complimento più bello.»