Due anni fa Simona e Davide, una coppia di Genova con tre figli, non sapevano più come arrivare a fine mese. Ogni mese il loro conto era in rosso già dal quindici. Avevano due prestiti, uno per la macchina e uno per la cucina, e una carta di credito revolving che usavano per tirare avanti. Le spese bancarie e gli interessi si accumulavano. «Ricevevamo lettere dalla banca quasi ogni settimana. Non avevo più il coraggio di aprirle», racconta Simona.
La svolta è arrivata grazie a un'assistente sociale del Comune, che li ha indirizzati a uno sportello gratuito di educazione finanziaria. Lì una consulente ha chiesto prima di tutto di annotare tutte le spese per un mese. Il risultato li ha sorpresi: spendevano più di trecento euro al mese in piccoli acquisti che non notavano nemmeno, come caffè al bar, snack, abbonamenti dimenticati e cibo a domicilio.
La consulente ha poi presentato il metodo delle buste. Il principio è semplice. All'inizio del mese, dopo aver pagato le spese fisse, si preleva in contanti il denaro previsto per le spese variabili. Lo si divide in buste: spesa, benzina, svago, vestiti, imprevisti. Quando una busta è vuota, non si spende più in quella categoria fino al mese dopo.
L'inizio è stato difficile. Il primo mese la busta «spesa» era vuota il ventidue e hanno dovuto cucinare con quello che c'era in dispensa. I ragazzi protestavano perché non si andava più al cinema. Ma pagare in contanti ha cambiato il loro rapporto con i soldi. «Quando vedi le banconote che se ne vanno, ci pensi due volte. Con la carta non ti accorgi di niente.»
Nello stesso tempo hanno disdetto gli abbonamenti inutili e la carta revolving. La consulente li ha aiutati a concordare con la banca un piano di rientro per restituire i debiti più lentamente, senza nuove spese.
Oggi hanno estinto uno dei due prestiti e il conto non è più in rosso. Hanno perfino creato una nuova busta: «vacanze». La prossima estate, per la prima volta dopo cinque anni, andranno una settimana in campeggio in Sardegna, senza chiedere un euro in prestito.