Quando Andrea, ventun anni, è arrivato a Milano per studiare medicina, ha capito subito che non poteva permettersi un monolocale. Gli affitti superavano gli ottocento euro e i suoi genitori, agricoltori in Calabria, non potevano aiutarlo molto. Cercando su Internet ha scoperto la coabitazione solidale: una persona anziana con una stanza libera ospita un giovane, in cambio di compagnia e di piccoli aiuti.
Un'associazione lo ha messo in contatto con la signora Franca, ottantasette anni, vedova da cinque anni, che viveva da sola in un grande appartamento in zona Città Studi. I figli abitavano lontano e si preoccupavano di saperla sola, soprattutto di notte. Andrea e la signora Franca si sono conosciuti davanti a un caffè, alla presenza di una responsabile dell'associazione. Hanno firmato un accordo con le regole.
Andrea non paga l'affitto, solo un piccolo contributo alle spese di cinquanta euro al mese. In cambio si impegna a essere a casa tutte le sere dalle otto, tranne il fine settimana, e a cenare con la signora tre volte alla settimana. Fa anche la spesa pesante e la aiuta con il computer. Non può invitare amici a dormire.
L'inizio non è stato facile. La signora Franca aveva le sue abitudini: la cena alle sette in punto, la televisione a tutto volume per il telegiornale, niente scarpe in salotto. Andrea, invece, tornava a volte tardi dalla biblioteca e studiava di notte. Ci sono stati alcuni malintesi. Una volta la signora ha chiamato i carabinieri perché lui non era rientrato a mezzanotte e non rispondeva al telefono. Hanno imparato ad avvisarsi.
Con il tempo è nata una vera amicizia. La signora Franca, ex infermiera, interroga Andrea sull'anatomia e gli racconta i suoi ricordi dell'ospedale negli anni Sessanta. Andrea le ha insegnato a fare le videochiamate con i pronipoti. Guardano insieme le partite dell'Inter, e lei urla più forte di lui.
Dopo due anni Andrea non vuole più andarsene. «All'inizio era una soluzione economica. Adesso è la mia nonna di Milano.» La signora Franca riassume: «Lui mi fa compagnia, e io gli impedisco di mangiare male.»