Ogni mattina, alle otto e un quarto, la via davanti alla scuola elementare Collodi, a Torino, era il teatro dello stesso caos. Decine di macchine si fermavano in doppia fila, i motori accesi, i clacson che suonavano. I genitori di fretta facevano scendere i figli in mezzo alla strada. «Un giorno una macchina ha fatto retromarcia e per poco non ha investito un bambino di sei anni», racconta Sara, mamma di due alunni. «Quel giorno abbiamo detto: basta.»
Con altri genitori ha creato un comitato e ha chiesto al Comune di chiudere la via alle auto negli orari di entrata e uscita. L'idea esiste già in molte città italiane con il nome di «strade scolastiche». Il Comune ha accettato una prova di tre mesi.
Sono state messe delle transenne mobili, sorvegliate la mattina da vigili e genitori volontari. Per mezz'ora, mattina e pomeriggio, potevano passare solo pedoni, biciclette e residenti. I genitori in macchina dovevano parcheggiare più lontano e fare l'ultimo tratto a piedi.
Le prime settimane sono state tese. Alcuni genitori erano furiosi. «Lascio mio figlio e corro al lavoro, non ho dieci minuti da perdere», protestava un papà. Alcuni negozianti temevano di perdere clienti. Qualche automobilista ha perfino spostato le transenne.
Ma a poco a poco l'atmosfera è cambiata. I bambini hanno cominciato a venire a piedi, in bici o in monopattino. Alcuni genitori hanno organizzato un «pedibus», un gruppo di bambini accompagnati a piedi da adulti, che raccoglie gli alunni a diverse fermate del quartiere. Davanti alla scuola adesso si sentono risate invece dei clacson. Le misurazioni hanno mostrato un calo significativo dell'inquinamento negli orari di entrata.
Dopo i tre mesi, un sondaggio ha mostrato che il settanta per cento delle famiglie voleva continuare. Il Comune ha reso la chiusura definitiva e prevede di piantare alberi e mettere panchine. Anche il papà che protestava ha cambiato idea: adesso viene in bici con suo figlio. «Parliamo per strada. È diventato il nostro momento.»