Una sera di gennaio, mentre portava fuori la spazzatura, Chiara ha fatto un calcolo. La sua famiglia di quattro persone, a Trento, riempiva due grandi sacchi di rifiuti a settimana. Più di cento sacchi all'anno. «Mi sono spaventata. Dove finisce tutta questa roba?» Ha proposto una sfida al marito e ai due figli adolescenti: un mese intero cercando di produrre meno rifiuti possibile.
Il primo passo è stato osservare. Per una settimana hanno guardato che cosa buttavano. La maggior parte erano imballaggi: vaschette di plastica, sacchetti di biscotti, bottiglie, vasetti di yogurt. C'erano anche molti avanzi e bucce.
Poi hanno cambiato il modo di fare la spesa. Chiara ha comprato sacchetti di stoffa e barattoli di vetro. Ha scoperto un negozio di prodotti sfusi, dove si riempiono i propri contenitori con pasta, riso, legumi o olio. Al mercato chiedeva al formaggiaio e al macellaio di mettere tutto direttamente nelle sue scatole. Alcuni erano sorpresi, ma quasi tutti hanno accettato volentieri.
A casa la famiglia ha messo una compostiera in giardino per le bucce e i fondi di caffè. Il figlio maggiore, Pietro, ha imparato da un video a fare il detersivo per i piatti in casa. La figlia, Giada, è stata la più difficile da convincere: non voleva rinunciare ai suoi biscotti preferiti, venduti nella plastica. Il compromesso: la domenica la famiglia ha cominciato a preparare i biscotti in casa.
Alla fine del mese il risultato era impressionante: un solo sacchetto piccolo in quattro settimane. Non tutto è stato perfetto. La spesa richiedeva più tempo e alcuni prodotti sfusi costavano di più. Ma la famiglia ha anche risparmiato, comprando solo quello che serviva davvero.
Oggi non sono diventati una famiglia «rifiuti zero», ma hanno mantenuto molte abitudini. «Non cerchiamo la perfezione», dice Chiara. «Ogni piccolo gesto conta.»