Prima di avere figli, Laura e Simone, una coppia di Piacenza, erano viaggiatori instancabili. Zaino in spalla, voli all'ultimo minuto, ostelli economici: avevano girato mezza Europa e parte dell'Asia. Poi sono arrivati Pietro, che oggi ha tre anni, e Bianca, che ne ha uno. L'estate scorsa hanno deciso di fare la loro prima vera vacanza in quattro: due settimane a Vieste, sul Gargano, in Puglia. «Pensavamo che sarebbe stato come prima, solo con due persone in più», ride Laura. «Che ingenui.»
Già la preparazione è stata un'impresa. La macchina era piena fino al tetto: passeggino, seggiolini, lettino da campeggio, pannolini, giochi da spiaggia, medicine, l'orsacchiotto senza il quale Pietro non dorme. Il viaggio di otto ore è diventato di undici, con sei soste: per la pipì, per la fame, per il vomito di Bianca dopo le curve. «A un certo punto Pietro ha chiesto se eravamo arrivati ogni due minuti per un'ora», ricorda Simone.
Anche la scelta dell'alloggio è stata diversa. Niente albergo romantico in centro: hanno affittato un piccolo appartamento con cucina e un giardino, a dieci minuti a piedi dal mare. Così potevano preparare le pappe, far dormire i bambini nel pomeriggio e restare fuori la sera senza disturbare nessuno.
Le giornate avevano un ritmo nuovo. Sveglia alle sei e mezza, perché i bambini non conoscono le vacanze. Spiaggia la mattina presto, quando il sole non è troppo forte. Pranzo e riposino. Di nuovo spiaggia dalle cinque. Cena alle sette, come in Germania, e alle nove tutti a letto, anche i genitori, distrutti. Le visite ai paesi e alle grotte marine, che Laura aveva programmato, si sono ridotte a due su dieci.
Eppure, non è stata una vacanza peggiore. Solo diversa. «Vedere Pietro che scopre il mare, che si spaventa delle onde e poi ride, vale più di qualsiasi museo», dice Simone. Bianca ha fatto i primi passi sulla sabbia. E una sera, in una trattoria, il proprietario ha preso in braccio la bambina e l'ha portata in cucina, mentre i genitori finivano tranquilli il loro piatto di orecchiette.
Il bilancio finale? «Siamo tornati più stanchi di quando siamo partiti», ammette Laura. «Ma anche più felici. E l'anno prossimo ci torniamo. Con meno bagagli, però.»