Sabato scorso, alle sette del mattino, davanti al panificio Arena, all'angolo tra via Garibaldi e una piccola traversa del centro di Messina, c'era la fila come nei giorni di festa. Ma non era una festa. Era l'ultimo giorno di apertura, dopo quarant'anni. Sulla vetrina, un cartello scritto a mano: «Grazie a tutti. Vi abbiamo voluto bene.»
Il panificio è stato aperto nel 1984 da Nino Arena e da sua moglie Carmela. Ogni notte, per quarant'anni, Nino si è alzato alle tre per accendere il forno. Pane di semola con il sesamo, focacce, i famosi «pidoni» fritti, e la domenica la pasta di mandorle. Carmela stava al bancone, conosceva tutti per nome e sapeva chi voleva il pane ben cotto e chi meno. Per il quartiere, il panificio non era solo un negozio. Era un punto di riferimento.
Perché chiudere, allora? Le ragioni sono tante. Nino ha settantun anni e la schiena non regge più il lavoro notturno. I figli hanno scelto altre strade: uno fa il medico a Bologna, l'altra l'insegnante a Catania. Nessuno dei dipendenti ha voluto o potuto rilevare l'attività. E poi, negli ultimi anni, i conti non tornavano più: il prezzo della farina e dell'energia è cresciuto moltissimo, e molti clienti comprano ormai il pane al supermercato, dove costa meno.
Il negozio di Nino e Carmela non è un caso isolato. In tutta Italia, i piccoli negozi di quartiere chiudono a ritmo costante: panifici, mercerie, ferramenta, edicole. Al loro posto arrivano spesso catene, agenzie, o semplicemente saracinesche abbassate. Con loro, dicono i sociologi, sparisce anche una parte della vita sociale dei quartieri: le chiacchiere, i saluti, l'attenzione verso gli anziani soli.
L'ultimo giorno è stato emozionante. I clienti sono arrivati con fiori, biglietti, perfino una torta. Una signora di novant'anni ha portato una foto del giorno dell'inaugurazione, in bianco e nero. Un ragazzo ha raccontato che da bambino Carmela gli regalava sempre un biscotto quando andava a scuola. Molti piangevano, compresa Carmela.
Alle due del pomeriggio è finita l'ultima infornata. Nino ha spento il forno per l'ultima volta e ha abbassato la saracinesca. «Mi mancherà l'odore», ha detto. «E mi mancherà la gente. Il pane si può comprare ovunque. Il buongiorno, no.»