Per la maggior parte delle persone, la primavera è la stagione più bella: le giornate si allungano, gli alberi fioriscono, si torna a mangiare all'aperto. Per Alberto, trentotto anni, architetto a Vicenza, è invece la stagione più temuta. Da marzo a giugno, appena esce di casa, comincia a starnutire. Gli occhi diventano rossi e gonfi, gli prude il naso, la gola brucia. Di notte respira male e la mattina si sveglia stanco. «Sembra di avere un raffreddore che dura tre mesi», dice.
Alberto soffre di rinite allergica, comunemente chiamata «febbre da fieno», anche se la febbre non c'entra niente. È una reazione esagerata del sistema immunitario contro i pollini, cioè le minuscole particelle che le piante liberano nell'aria per riprodursi. Nel suo caso, i responsabili sono soprattutto le graminacee, cioè le erbe dei prati, e la betulla.
In Italia ne soffre circa una persona su cinque, e il numero è in aumento. Secondo molti esperti, c'entra anche il cambiamento climatico: con gli inverni più miti, le piante fioriscono prima e la stagione dei pollini dura più a lungo. Anche l'inquinamento delle città peggiora i sintomi, perché irrita le vie respiratorie.
Per anni Alberto si è curato da solo, con gli antistaminici comprati in farmacia. Aiutavano, ma gli davano sonno, e in ufficio faticava a restare concentrato. Due anni fa, finalmente, è andato da un allergologo. Dopo i test sulla pelle, il medico gli ha proposto l'immunoterapia: piccole dosi dell'allergene, prese ogni giorno sotto la lingua per tre anni, per «abituare» il corpo. «Non è una soluzione immediata», gli ha spiegato, «ma in molti casi riduce i sintomi in modo duraturo.»
Nel frattempo, Alberto ha imparato qualche trucco. Controlla ogni giorno il bollettino dei pollini online. Nei giorni peggiori evita di correre al parco e tiene le finestre chiuse nelle ore centrali. Quando torna a casa si cambia i vestiti e si lava i capelli, per non portare i pollini nel letto. In macchina usa il filtro antipolline.
Quest'anno, dopo due anni di terapia, la differenza si sente. «Starnutisco ancora, ma molto meno», racconta. «L'altro giorno ho fatto un picnic sull'erba. Due anni fa sarebbe stato impossibile.»