Federico ha trentasei anni, fa il fisioterapista a Roma e da un anno e mezzo è single. Dopo una lunga relazione finita male, per mesi non ha avuto voglia di conoscere nessuno. Poi gli amici hanno cominciato a insistere: «Scaricati un'app di incontri. Ormai lo fanno tutti.» Federico era scettico. Gli sembrava una cosa fredda, quasi come fare la spesa online. Ma una sera di gennaio, annoiato, ha ceduto.
Creare il profilo è stato più difficile del previsto. Che foto mettere? Una al mare sembrava troppo vanitosa, una in giacca e cravatta troppo seria. E cosa scrivere nella descrizione? Alla fine ha scelto tre foto semplici e una frase ironica: «Ti sistemo la schiena, ma non chiedermi di cucinare.»
Le prime settimane sono state un'esperienza strana. Scorreva decine di profili ogni sera, con un gesto del dito: a destra se una persona gli piaceva, a sinistra se no. Ogni tanto arrivava un «match», cioè l'interesse era reciproco, e si poteva cominciare a chattare. Ma molte conversazioni morivano dopo tre messaggi. Alcune persone sparivano all'improvviso, senza spiegazioni: un fenomeno così comune che ha anche un nome in inglese, «ghosting».
Federico ha avuto anche qualche appuntamento. Il primo con una ragazza che, dal vivo, sembrava dieci anni più grande delle foto. Il secondo con un'avvocata simpaticissima, ma che ha parlato tutta la sera del suo ex. Il terzo, invece, è stato diverso. Si chiamava Ludovica, faceva la restauratrice e nel profilo aveva scritto: «Cerco qualcuno con cui perdersi nei musei e litigare su quale sia la pizza migliore di Roma.»
Si sono visti in un bar di Trastevere per un aperitivo. Dovevano restare un'ora; sono rimasti fino a mezzanotte. Hanno scoperto di essere cresciuti a due strade di distanza, di aver frequentato lo stesso liceo in anni diversi, e di odiare entrambi il calcio.
Oggi stanno insieme da otto mesi. Quando gli amici chiedono come si sono conosciuti, Federico all'inizio si vergognava un po' a dire «su un'app». Adesso no. «L'app ci ha solo presentati», dice. «Il resto lo abbiamo fatto noi.» Ludovica, invece, aggiunge sempre un dettaglio: «Ho scelto lui per la frase sulla cucina. E aveva ragione: cucina malissimo.»