La sveglia di Martina suona alle cinque e quaranta. Alle sei e venticinque è sul binario due della stazione di Novara, con un caffè in mano e le cuffie nelle orecchie. Alle sei e trentasette, se tutto va bene, parte il regionale per Milano. Martina, trentaquattro anni, lavora come consulente del lavoro in uno studio vicino a Porta Garibaldi. Da sette anni fa la pendolare: un'ora di treno all'andata, un'ora al ritorno, più i tragitti a piedi e in metropolitana. In totale, quasi tre ore al giorno.
Perché non si trasferisce a Milano? «Per i prezzi», risponde senza esitare. «A Novara, con il mio stipendio, ho potuto comprare un appartamento di novanta metri quadri con il balcone. A Milano, con la stessa cifra, avrei avuto un monolocale in periferia.» E poi a Novara ci sono la sua famiglia, gli amici di sempre, la palestra, il fidanzato.
Il treno, nel bene e nel male, è diventato una parte importante della sua vita. Nel bene, perché è un tempo tutto suo: la mattina legge, la sera guarda una serie o semplicemente dorme. In sette anni ha letto, calcola, più di duecento libri. E ha fatto amicizia con un gruppo di pendolari che prendono sempre lo stesso treno e la stessa carrozza: un'infermiera, due studenti, un signore che lavora in banca. Hanno perfino un gruppo di messaggi chiamato «Carrozza 4». Si avvisano dei ritardi, si tengono il posto, a Natale si scambiano piccoli regali.
Nel male, perché i problemi non mancano. I ritardi sono frequenti, e quando un treno viene soppresso all'ultimo momento, il successivo è così pieno che si viaggia in piedi, schiacciati come sardine. D'estate l'aria condizionata a volte non funziona; d'inverno il riscaldamento è troppo forte. Una volta, per un guasto alla linea, Martina è rimasta bloccata in mezzo alla campagna per tre ore. «Ho chiamato il mio capo e gli ho detto: oggi lavoro dal treno», ricorda.
Da due anni, per fortuna, lo studio le permette di lavorare da casa il lunedì e il venerdì. «Tre giorni di treno sono sopportabili», dice. «Cinque erano troppi.» Il suo sogno? «Treni puntuali, puliti e con il wi-fi che funziona. Non mi sembra di chiedere la luna.»