Il digiuno intermittente è una delle diete più discusse degli ultimi anni. L'idea è semplice: invece di decidere che cosa mangiare, si decide quando mangiare. Il metodo più diffuso è il cosiddetto «16:8»: si mangia solo in una finestra di otto ore, per esempio dalle dieci del mattino alle sei di sera, e si digiuna per le altre sedici, bevendo solo acqua, tè o caffè senza zucchero.
Gianluca, quarantaquattro anni, agente immobiliare a Verona, lo segue da otto mesi. «Avevo dodici chili di troppo e la pressione alta», racconta. «Avevo provato tante diete, ma non riuscivo mai a contare le calorie. Questo metodo mi sembrava più facile: non devo pesare niente, devo solo guardare l'orologio.» Gianluca salta la colazione, pranza a mezzogiorno e cena alle sette e mezza. Dopo, niente fino al giorno dopo. Finora ha perso nove chili, e dice di sentirsi più energico.
I sostenitori del digiuno intermittente parlano di molti benefici: perdita di peso, miglioramento della glicemia, meno infiammazione, perfino una vita più lunga. Alcuni studi sugli animali sembrano confermarlo. Ma che cosa dice la scienza sugli esseri umani?
La dottoressa Elena Rizzi, dietologa, invita alla prudenza. «Molti studi mostrano che il digiuno intermittente fa perdere peso, ma più o meno quanto una dieta normale con meno calorie», spiega. «Il motivo è semplice: se mangi in meno ore, di solito mangi anche meno. Non c'è niente di magico.» Per alcune persone, aggiunge, è un metodo pratico e sostenibile. Per altre è controproducente: c'è chi, dopo sedici ore di digiuno, si abbuffa e mangia di tutto.
Inoltre, il digiuno non è adatto a tutti. È sconsigliato ai ragazzi, alle donne in gravidanza, alle persone con diabete che prendono farmaci e a chi ha avuto disturbi alimentari. «Prima di cominciare, bisognerebbe sempre parlarne con il medico», sottolinea la dottoressa.
Gianluca ha avuto anche momenti difficili. Le prime settimane aveva mal di testa ed era nervoso la mattina. Le cene di lavoro e i pranzi della domenica in famiglia sono complicati. «Mia madre si offende se alle sei non mangio il dolce», ride. «Ma ho imparato a essere flessibile. Se un giorno sgarro, non succede niente. La cosa importante è l'equilibrio, non la perfezione.»