Rosa ha settantaquattro anni, è una maestra in pensione e vive da sola a Cagliari da quando è morto il marito. È una donna sveglia: legge due giornali al giorno, usa lo smartphone per fare le videochiamate con i nipoti e, da qualche anno, anche l'app della banca per controllare il conto. Proprio per questo, dice, non avrebbe mai pensato di poter cadere in una truffa.
Un mercoledì mattina ha ricevuto un SMS che sembrava arrivare dalla sua banca: «Abbiamo rilevato un accesso sospetto al suo conto. Se non è stato lei, chiami subito il numero indicato.» Rosa si è spaventata e ha chiamato. Le ha risposto un uomo con una voce gentile e professionale, che conosceva il suo nome e perfino le ultime cifre della sua carta.
L'uomo le ha spiegato che qualcuno stava cercando di rubarle i risparmi e che, per proteggerli, doveva spostarli subito su un «conto di sicurezza». Le avrebbe mandato un codice sul telefono, e lei doveva solo leggerglielo. «Faccia presto, signora, ogni minuto è importante», ripeteva.
Rosa stava per farlo. Aveva già il codice sullo schermo. Ma in quel momento ha notato una cosa strana: nel messaggio con il codice c'era scritto «Non comunichi mai questo codice a nessuno, neanche a un operatore della banca». Ha esitato. L'uomo ha cominciato ad alzare la voce, diventando sempre meno gentile. A quel punto Rosa ha chiuso la telefonata.
Con le mani che le tremavano, ha chiamato sua figlia, che le ha detto di andare subito in filiale. Lì l'impiegata le ha confermato che si trattava di una truffa molto diffusa, chiamata «vishing». La banca, le ha spiegato, non chiede mai codici o password per telefono. Hanno bloccato la carta per sicurezza e ne hanno ordinata una nuova.
Rosa ha raccontato la sua storia al circolo degli anziani del quartiere, e ora un poliziotto viene una volta al mese a fare incontri sulla sicurezza online. «Mi vergognavo», ammette. «Poi ho capito che parlarne è il modo migliore per proteggere gli altri.»