Fabio non era mai stato malato. A quarantasei anni, dirigente di una piccola azienda di Treviso, lavorava dieci ore al giorno, dormiva poco e pranzava spesso davanti al computer con un panino. La sera, per rilassarsi, un bicchiere di vino e qualcosa di dolce davanti alla televisione. «Mi sentivo bene», racconta. «Un po' stanco, ma pensavo che fosse normale alla mia età.»
A marzo il medico di base gli ha prescritto le analisi del sangue di routine. Una settimana dopo, quando Fabio è tornato a ritirare i risultati, il medico era serio. Il colesterolo era alto, i trigliceridi pure, e anche la glicemia era al limite. «Lei è sulla strada del diabete», gli ha detto. «Se non cambia qualcosa adesso, tra qualche anno dovrà prendere le medicine tutti i giorni.»
Fabio è uscito dall'ambulatorio sconvolto. Quella sera, invece di accendere la televisione, si è seduto in cucina con la moglie, Elena, e hanno parlato a lungo. Hanno deciso di affrontare il problema insieme, anche perché Elena voleva mangiare meglio da tempo.
Il medico li ha mandati da una dietista. Lei non ha proposto una dieta rigida, ma alcune regole semplici: meno zucchero e meno pane bianco, più verdura e legumi, pesce due o tre volte alla settimana, e soprattutto niente pasti saltati. «Il problema di molte persone non è quello che mangiano a cena», ha spiegato, «ma quello che non mangiano durante il giorno.»
La parte più dura per Fabio è stata rinunciare ai dolci della sera. Le prime settimane li sognava letteralmente. Poi ha scoperto che un po' di frutta secca o uno yogurt bastavano. Ha anche cominciato a portare il pranzo da casa e a mangiarlo lontano dalla scrivania, e la sera a camminare quaranta minuti con Elena lungo il fiume Sile.
Sei mesi dopo, le nuove analisi erano quasi tutte normali. Fabio ha perso otto chili e dorme meglio. «La cosa strana», dice, «è che adesso non ho più voglia di tornare indietro. Mi sento meglio di quando avevo trent'anni.»