Quando Nadia si è trasferita da Brno a Firenze per lavorare in un'azienda di moda, pensava che la parte più difficile sarebbe stata trovare casa. Si sbagliava. Dopo aver firmato il contratto d'affitto, una collega le ha detto: «Adesso devi fare la residenza. Senza residenza non puoi avere il medico di base, né la carta d'identità italiana.»
Nadia ha cercato informazioni sul sito del Comune. Ha scoperto che, come cittadina europea, doveva presentare una dichiarazione di residenza all'ufficio anagrafe, insieme a un documento d'identità, il codice fiscale, il contratto di lavoro e il contratto d'affitto. Il problema era l'appuntamento: si poteva prenotare solo online, e il primo posto libero era dopo cinque settimane.
Un'amica le ha dato un consiglio prezioso: controllare il sito ogni mattina presto, perché a volte le persone cancellano l'appuntamento e si liberano dei posti. Dopo quattro giorni Nadia ci è riuscita: un appuntamento per il martedì successivo, alle 8.40, nello sportello di un quartiere vicino.
Il giorno dell'appuntamento è arrivata con una cartellina piena di fotocopie. L'impiegato, un signore gentile con gli occhiali, ha controllato tutto con calma. Poi le ha spiegato che nei quarantacinque giorni successivi un vigile urbano sarebbe passato a casa sua per verificare che abitasse davvero all'indirizzo dichiarato. «Deve mettere il suo nome sul campanello e sulla cassetta delle lettere», le ha detto. «Se il vigile non la trova, lascia un avviso.»
Nadia ha scritto il suo nome su un pezzo di carta e l'ha attaccato al campanello con il nastro adesivo. Per tre settimane, ogni volta che suonava qualcuno, correva alla porta. Alla fine il vigile è arrivato un giovedì sera alle sette, le ha fatto due domande e ha firmato un foglio. In tutto, la visita è durata due minuti.
Un mese dopo ha ricevuto il certificato di residenza. «È stato un percorso lungo», dice, «ma adesso mi sento davvero fiorentina. Almeno sulla carta.»