Nell'appartamento di via Zamboni, nel cuore della zona universitaria di Bologna, vivono quattro studenti: Alessio, che studia giurisprudenza, Irene e Matilde, che studiano lettere, e Kevin, uno studente francese in Erasmus. Per i primi due mesi la convivenza è andata benissimo. Poi è scoppiata la guerra del bagno.
Tutto è cominciato un martedì sera, quando Irene ha trovato il lavandino pieno di capelli e il pavimento bagnato. Ha scritto un messaggio nel gruppo della casa: «Ragazzi, il bagno è un disastro. Possiamo fare qualcosa?» Nessuno ha risposto. Il giorno dopo ha appeso un biglietto sulla porta del bagno, con tre punti esclamativi.
Alessio si è offeso. «Io pulisco sempre il bagno dopo la doccia», ha detto. «Il problema è che qualcuno non pulisce mai la cucina.» Matilde ha fatto notare che Alessio aveva lasciato una pentola di sugo sul fornello per tre giorni. Kevin, che fino a quel momento aveva cercato di restare neutrale, ha ammesso di non aver capito che in Italia si pulisce il bagno ogni settimana: nella sua residenza in Francia veniva un'impresa di pulizie.
La discussione è diventata sempre più accesa, finché Matilde ha proposto una soluzione: una riunione di casa, la domenica sera, con una pizza per tutti. Durante la riunione hanno scritto insieme una tabella dei turni. Ognuno è responsabile di una zona per una settimana: bagno, cucina, pavimenti e spazzatura. Poi si cambia. Chi non fa il suo turno paga la pizza la domenica successiva.
Hanno anche deciso di comprare insieme i prodotti per la pulizia, con una cassa comune in cui ognuno mette cinque euro al mese.
Sono passati tre mesi e la tabella è ancora attaccata al frigorifero. Non sempre viene rispettata, ammette Irene, ma le cose vanno molto meglio. Kevin ha già pagato la pizza due volte. «È il prezzo dell'integrazione», dice ridendo.